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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/559


giandomenico romagnosi 535

di diritto pubblico nell’Università di Parma con lire 4000. Quivi a comodo e prò de’ suoi scolari stampò l’Introduzione allo studio del diritto pubblico universale.

Ben aveva esso compreso come l’ultima speranza delle genti si fonda sopra una diffusa e ragionata cognizione dei dogmi dell’arte sociale. Se tu dimostri che è obbligo naturale assoluto irrefragabile e perpetuo lo stabilire la pace, l’equità, la sicurezza; che le genti hanno diritto d’usar tutti i mezzi indispensabili a conseguirle, e di respinger ogni opposizione, avrai consacrato ancora, siccome diritto e dovere naturale necessario irrefragabile, il triplice perfezionamento economico, morale e politico, indispensabile ad ottenere i beni invocati; ne verrà dunque la necessità di conoscere tale perfezionamento, ed apparrà monca la scienza della pubblica ragione senza la teoria di esso.

Da questo elevato punto Romagnosi tolse a considerare il diritto pubblico universale, dirizzandolo a migliorare gli uomini, la società, le leggi, far regnare i buoni costumi colla persuasione, coll’interesse, coll’abitudine, rendendolo opportuno del pari e ai governanti e ai governati; insegnando a non affrettare di salto riforme e miglioramenti non ancora opportuni, ma compartire tutto il bene che si può, e lasciare quello che, intempestivamente tentato, diverrebbe un male; ispirare un prudente ritegno in chi comanda, una illimitata rassegnazione in chi obbedisce, accompagnata da speranza.

Non disse più genericamente, «l’uomo e la società tendono ad essere felici»; ma bensì, «tendono alla più estesa, durevole, felice conservazione, ed al più rapido e completo perfezionamento»: specificato il qual fine, ne consegue il doversi scegliere le azioni libere, che producono la conservazione e il perfezionamento, ed allontanare le opposte. A questo fine teoretico si arriva coll’elevare, mediante tutte le forze sociali riunite, colla più breve ed efficace progressione, i poteri d’un popolo fino al punto, in cui l’uso dei mezzi per essere felice e sicuro soddisfaccia ai bisogni indotti dall’ordine necessario delle cose. Laonde conviene nella società e per la società acquistare la moralità pubblica sì di cognizioni che d’interessi: la quale in prima origine si ottiene collo sviluppare la ragione ed il cuore, cioè illuminar la comune libertà e acquistare la cognizione completa e pratica degli oggetti fisici e morali, che importano al bene della società pubblica, e contrarre desiderj ed abitudini con-