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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/535


scipione ricci 511

dossia, ecc.». Altrettanto esprimeva al Gregoire nel gennajo seguente. In fatto egli, che avea ricusato accettare la bolla dogmatica «non potendolo secondo le regole della Chiesa», quando fu in carcere dichiarò accettarla «non altrimenti che inerendo alle regole della Chiesa»; cioè con un sottinteso, che spiega poi dicendo: — La pace pubblica della Chiesa e dello Stato esigeva un rispettoso silenzio sulla bolla Auctorem: tanto intesi di promettere nella sommissione, che professai secondo le regole della Chiesa. Io mi credei in dovere di appigliarmi a questo compenso seguitando il sentimento del grande Arnaldo, che fu il fondamento e la base della pace di Clemente IX»

Continuava dunque nello stile de’ suoi, non negando l’infallibilità del papa ma sofisticandone i modi; volendo ch’egli decidesse di concerto con tutta la Chiesa, e con certe regole canoniche. — All’arcivescovo Martini, esposi (scrive nelle Memorie), che la bolla Auctorem Fidei non fu a me spedita: che doveano essergli noti gli ordini del Sovrano perchè nè apertamente nè implicitamente fosse pubblicata: potei anche assicurarla che S. A. R. mi avea fatto dire che su questo affare dovea gittarsi una pietra, nè mai più parlarsene»; Rendeva insomma il suddito giudice degli atti e della coscienza del superiore; e anche dopo la condanna persistette a supporre savj quelli soltanto che aderissero al suo conciliabolo. — Questo sinodo era commendato dalle persone più probe, più illuminate, più interessate pel bene della Chiesa. Avversarj erano tutti i nemici d’ogni buona riforma, gl’ignoranti, i falsi devoti, i fautori delle pretensioni della curia romana, gli avversarj della dottrina di sant’Agostino».

Tristo a chi si crede costretto a mutare tono colla politica! sciagurate le palinodie! Un nuovo ordine di cose impiantavasi sulle rovine dell’antico; le repubbliche divenivano regni e principati; all’ombra di nuove vittorie adunavasi un conclave, dove il Gerdil, autore della bolla contro il Ricci, sarebbe uscito papa se non metteagli il veto l’Austria; e il nuovo pontefice Pio VII andava in Francia a coronare Napoleone, che, dopo venuto in Italia ad abbattere i troni e gli altari, altari e troni avea rialzati. Allorchè, reduce da quell’atto. Pio VII passò da Firenze il 1805, il Ricci gli presentò nuova protesta «di non aver mai avuto altri sentimenti che quelli definiti dalla bolla di Pio VI; non sostenute nè credute le proposizioni enunciate nel senso giustamente condannato nella surriferita.