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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/530

506 illustri italiani

ho mai dubitato che Roma sia quella Babilonia di cui si parla nell’Apocalisse, in Geremia, ecc. Credo che lo spirito tutto carnale di quella curia ci adombri quella prostituta, che opera il male e se ne pavoneggia. Ma quanti secoli sono che questo scandalo regna? Chi ci dice che cesserà?»

Sull’egual corda intonava il Tamburini: — Voi mi affliggete sul presente aspetto delle cose ecclesiastiche e sul rovesciamento delle più belle speranze che si erano concepite di una opportuna riforma dei tanti mali che da gran tempo opprimono la sposa di Gesù Cristo. Parea già venuto il tempo delle misericordie. Il Signore avea suscitato in Israele dei buoni e zelanti principi, che, mossi dagli abusi grandissimi, che coll’essersi moltiplicati e dilatati, aveano piantate profonde radici, prestavano tutta l’opera loro per la necessaria riforma. Nelle varie parti d’Europa alcuni vescovi illuminati e probi corrispondevano con tutto lo zelo alle savie mire de’ principi. Dotti maestri nelle varie Università del mondo cattolico, spargevano i giusti principi della dottrina che servivano a consolidare la esecuzione delle diverse provvidenze de’ sovrani sugli articoli dell’ecclesiastica disciplina. La Toscana, sotto gli auspici dell’immortale Leopoldo, apriva il più bello e giocondo prospetto della desiderata riforma agli occhi dei giusti, estimatori delle cose ed ai veri amatori del bene della Chiesa. La Lombardia austriaca e la vasta Germania, le provvidenze principiate da Maria Teresa e continuate da Giuseppe II, consolavano le speranze dei buoni ed annunziavano vicino il compimento della riforma ecclesiastica. I seminarii generali aperti, le università ristorate, i vari abusi soppressi, il progresso de’ buoni studii, l’unità delle massime, i vari capi di disciplina ristabiliti, tutto, tutto prometteva il felice ritorno dei più bei giorni della Chiesa di Gesù Cristo. Se dappertutto non trionfava la verità a fronte degli inveterati pregiudizii ancor dominanti, dappertutto almeno respirava dalla dura schiavitù in cui si era tenuta ne’ secoli antecedenti dai nemici di ogni bene e dai carnali figliuoli della Chiesa. L’appoggio che essa avea per divina misericordia trovato ne’ principi, rendeva sicura la difesa della medesima, e prometteva in un breve giro di anni la più felice rivoluzione nelle menti degli uomini. In questo apparato di cose ognuno riconosceva il dito del Signore e la voce di Gesù Cristo, che facendo cessar la procella, portava la calma ed annunziava alla sua Sposa giorni lieti e sereni. Ora chi avria mai detto che le