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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/525


scipione ricci 501

la sostanza del vino nel sangue; la quale conversione viene chiamata dalla Chiesa transustanziazione. Confesso inoltre che sotto una delle specie si prende e si riceve Gesù Cristo tutto intero e il suo vero sacramento. Credo che vi ha un purgatorio, e le anime che vi si ritrovano possono essere sollevate dai suffragi e dalle buone opere de’ fedeli. Che si debbono invocare i santi e venerare le loro reliquie e le loro immagini. Confesso che nostro Signore ha lasciata nella sua Chiesa la facoltà di assolvere dai peccati, per enormi che possano essere, e di accordare le indulgenze. Io riconosco la santa Chiesa cattolica apostolica romana essere la padrona e la madre di tutte le Chiese, e prometto e giuro obbedienza al pontefice romano, successore di san Pietro principe degli apostoli e vicario di Gesù Cristo. Io faccio professione di tutto quello che è stato determinato dai Concilj generali, e massime dal sacro Concilio di Trento intorno al peccato originale e alla giustificazione. E insieme detesto, riprovo e condanno quanto è contrario a quelli, e generalmente tutte le eresie che furono condannate dalla Chiesa, protestando che io voglio vivere e morire nella fede che abbraccio presentemente mediante la grazia di Dio. Ciò prometto e giuro; e così mi ajuti Iddio e i suoi santi evangelj, che io tocco».

Il granduca, nella circolare 26 gennajo 1786, chiariva di «considerare come suo primo e principale dovere il procurare che l’esercizio della nostra santa religione sia purgato dagli abusi e pregiudizj e da tutto ciò che impedisce che la medesima venga ricondotta alla sua vera e giusta perfezione, semplicità e splendoie». Pertanto dalla real villa di Castello seguitava con giornaliera sollecitudine ogni passo del sinodo: allontanò il Marchetti ed «altri imbroglioni» che poteano mettere di mezzo le pretensioni romane: traeva ragione di rallegrarsi dal vedere i più attenersi puntualmente alla sua circolare, e sebbene non mancava chi resistesse, stimò poter fidarsi a convocare un Concilio nazionale, cioè di tutta la Toscana, per fissare stabilmente e uniformemente in tutto lo Stato un piano uniforme di dottrina e di disciplina ecclesiastica. Diffidavano dell’esito le persone meglio avvedute, e nominatamente il senatore Gianni, il più liberale fra’ consiglieri del granduca: tuttavia per disporlo il persuase che nel 1787 chiamasse i tre arcivescovi e quindici vescovi nel palazzo Pitti ad una conferenza preparatoria ove potessero menare consultori e canonisti, purchè non frati. Ivi pure il Ricci propugnava con-