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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/52

32 illustri italiani

guerra col papa, dice: — Nel vero con ferità di vipera ella si sforza di lacerare il seno della madre, mentre contro Roma la quale fecela a sua similitudine e immagine, ella aguzza le corna della ribellione». Crede che «la capitale del Lazio sia per tutti gli Italiani da venerarsi siccome principio comune di civiltà»1. Alteri Babilonii, nova regna tentatis, ut alia sit florentina civilitas, alia sit romana. L’opinione ghibellina e il vindice dispetto e le disonestà del clero gli facevano bestemmiare il lusso de’ prelati che coprivano de’ manti loro i palafreni, sicchè due bestie andavano sotto una pelle; e la corte ove tuttodì Cristo si mercava; e i lupi rapaci in veste di pastori, che fattosi Dio dell’oro e dell’argento, attristavano il mondo calcando i buoni e sollevando i pravi. Batte i frati, di cui le badie erano fatte spelonche, e le cocolle sacca di farina ria; eppure le lodi più calde del suo poema tributa ai santi Tommaso, Francesco, Domenico. Professava riverenza alle somme chiavi, e credeva che l’imperio di Roma fosse stato da Dio costituito per la grandezza futura della città ove siede il successore di Pietro. Esalta Matilde contessa, larga donatrice di beni alla Chiesa, sebbene mal sapesse grado a Costantino Magno d’aver dotato di terre i pontefici, e a Rodolfo d’Habsburg d’avergliele confermate. Disapprova l’abuso delle scomuniche, che toglieano or qui or quivi il pane che il pio padre a nessuno serra; e non le crede mortali all’anima, tanto che non possa tornar l’eterno amore a chi si pente (Purg. III).

Facea dunque colla Chiesa come colla patria; le attestava amore e riverenza col lamentarsi de’ vizj che la disabbellivano. Riprovava i pontefici, ma perchè erano o li supponeva tralignanti, nè il guelfo Villani od altro contemporaneo vediamo apporgliene colpa; quand’egli morì a Ravenna presso Guido da Polenta, è scritto che il cardinale Bertrando del Pogetto, legato pontifizio in Romagna mentre la santa sede stava serva e avvilita in Francia, cercasse sturbare le ossa di lui. Questa follia sarebbe a cumular alle tante onde quel prelato contaminò la sua missione politica; potrebb’essere una vendetta ch’egli meditasse del male che Dante disse di quella Francia, alla quale allora i papi eransi fatti vassalli; ma non ne fece nulla; e non che molestarne il sepolcro, subito anzi cominciò pel poeta una venerazione, che tanto meno s’attaglia ai moderni sogni,

  1. Ep. VII e VI, traduz. del Fraticelli.