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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/510

486 illustri italiani

sempre il redentore che ci rigenera continuamente; ella, la madre dataci sulla croce: ha gran potenza, ma affatto indiretta: il Cattolico non abbasserà mai il Creatore fino a questa creatura; nè lei eleverebbe a divinità, col che negherebbe quella di Gesù; il nome di lei nè tampoco si proferisce nell’amministrare i sacramenti; noi la preghiamo che preghi per noi peccatori: a lei portiamo affetto, usiamo famigliarità, appunto perchè somiglia a noi, provò i dolori nostri, eppur è tanto gloriosa.

Chiedetene il più semplice credente, e vi risponderà che queste chiese sono la Casa di Dio: portano lo speciale vocabolo d’un tal santo o d’un tal fatto; vi saranno anche molti altari, dedicati a varj santi: che monta? il Cristiano li prega come intercessori presso il Dio unico. Giunge la festa di quella chiesa? ognuno v’accorre, ognuno vi fa una preghiera, e genuflessioni e inchini e baci in diverso modo: sono altrettante vie per avvicinarsi a Dio.

Certo, come in tutte le dottrine concrete e vitali, è difficile assegnare teoricamente i limiti tra la verità e l’errore, tra il bene e il male. E viepiù quando si tratti d’affetti. Natura di questi è il correre senza ritegni, mirando all’oggetto proprio e a null’altro: e sarebbe freddo e inconcludente colui che sapesse serbare tutte le convenienze, misurare tutte le esternazioni. Di che importanza non sono per chi le scrive e per quello a cui son dirette le espressioni delle lettere amorose! Fate che un indiscreto le colga, che cadano sotto gli occhi d’un indifferente, che acquistino la pubblicità d’un giornale o d’un giudizio, parranno scempie o esagerate.

Tanto avviene della devozione, qualora vogliasi anatomizzarla con fredda critica; è il cuore che sente, non la ragione che pruova; e atti e parole di supremo affetto per chi le usa, possono, direi devono incontrare la disapprovazione o la beffa di chi le analizza; che se furono adoprate da qualche persona di eminente santità, divengono venerabili al popolino, la cui religione tien facilmente qualche cosa di vulgare, qualche mistura di fanatico o di superstizioso.

Non mi dite che appunto il dovere del pastore è di correggerla, appurarla. La snaturereste. I pastori vegliano perchè non trasmodi; ma essi non ne sono gli autori; e se volessero imprimere tutti i moti a misura, la ucciderebbero. La devozione, perchè sia universale, deve abbracciare tutte le intelligenze, tutti i sentimenti; sto per dire