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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/490

466 illustri italiani

sentarsi alla dieta; sicchè i Tedeschi lo deposero come contumace, e gli nominarono successore Rodolfo duca di Svevia. Gregorio riconobbe questo; e pare divisasse unire la media Italia e la settentrionale in un regno, che rilevasse dalla santa sede come ne rilevavano i Normanni nella meridionale; e a quel regno fosse subalterna la Germania. La nazionale idea non potè incarnarsi, giacchè Enrico, dando e promettendo, e operando risoluto quando il papa procedea circospetto, s’era procacciato amici assai, massime fra i vescovi realisti; e raccolto un esercito e Concilj, fece deporre Gregorio, e sostituirgli esso Guiberto, nominato Clemente III (1080).

Allora guerre con varia fortuna; l’anticesare Rodolfo di Svevia restò ucciso; un esercito raccolto dalla contessa Matilde per isnidare di Ravenna l’antipapa, fu sconfitto presso la Volta Mantovana dai Lombardi. I quali continuarono a devastar le terre della contessa Matilde, che però alfine restò vincitrice.

Enrico intanto aveva condotto a Roma il suo antipapa; ma la mal’aria e la resistenza de’ Romani, a lui avversi quanto erangli favorevoli i Lombardi, gli impedirono di espugnarla. Però egli guadagnò signori e vescovi, profuse cenquarantaquattromila scudi d’oro e cento pezze di scarlatto; alfine dopo tre anni fu ricevuto a Roma (1084), e vi si fece consacrare dal suo Clemente III, mentre Gregorio teneasi chiuso in Castel Sant’Angelo.

Roberto Guiscardo, re dei Normanni di Calabria, inteso l’oltraggio fatto a Gregorio, interruppe l’assedio di Durazzo, e corso in Italia, con un pugno de’ prodi suoi Normanni e con Saracini di Sicilia venne a Roma, e piantato il campo presso il Coliseo, commettendo saccheggi e incendj non men di quello avesse fatto l’imperatore, liberò Gregorio e ricollocollo in Laterano.

Di quivi il pontefice scomunicò Enrico e l’antipapa, indi in mezzo alle armi s’avviò verso il mezzodì. Per via cercò consolazioni sulla tomba di san Benedetto a Montecassino, nella propria vita tempestosa invidiando a quella solitaria pace: al mite abate Desiderio vaticinò gli sarebbe successore, presentendo necessaria la conciliazione dopo la lotta. A Salerno consacrò la magnifica cattedrale, erettavi dal Guiscardo, e vi ottenne straordinarie onoranze. Ma accorato dal vedersi ribelli i proprj sudditi, egli che tanti popoli aveva mossi contro i sovrani; espulso dalla propria cattedra egli che tanti vescovi vea rimossi; scissa la Chiesa ch’egli aveva tanto faticato a risar-