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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/468

444 illustri italiani

trambi come supremi, non conoscono verun tribunale od arbitro a cui deferire le loro ragioni e sottomettere le loro contestazioni. Intanto è mal definita la condizione di tanti ecclesiastici, che rilevano dallo Stato come cittadini, e dalla Chiesa come preti; chiedendo diritti pel primo titolo, per l’altro dispensandosi da doveri. Un pontefice poi che, come padre de’ fedeli, dà ordini o consigli dappertutto, in alcuni luoghi non è obbedito perchè straniero; o se è obbedito, può allearsi ai re contro il popolo, o al popolo contro i re, cagionando discordie profonde.

Nel medioevo non si sarebbe mai considerato il papa come straniero, non essendo le nazioni costituite esclusivamente, nè definite le sovranità; e quando dappertutto regnava la violenza, il papato, collocato nel paese più civile, e destinato a propagar i principj evangelici, acquistava quella superiorità, che la barbarie di rado ricusa a quei che la vincono di dottrina e d’umanità.

Ora messi a fronte un dell’altro, difficilmente potea schivarsi il cozzo fra 1o Stato e la Chiesa; e ben prima di Gregorio VII era cominciato. La coronazione di Carlomagno fatta da Leone III lasciava l’elettore inferiore all’eletto nel temporale, ma suo superiore nello spirituale. Or come stabilire i limiti fra queste due potestà? In un affare temporale può esservi merito o peccato, e quindi attribuzione spirituale; come un affare spirituale può involger quistioni d’autorità, di spese, di territorio, di forza. Inoltre l’elezione del papa dipendeva dall’imperatore per la ricognizione: quella dell’imperatore dal papa per la coronazione: e dell’uno e dell’altro il diritto era riconosciuto dal popolo. In attinenze così mal definite potea sperarsi un accordo durevole? Già Carlomagno convocava a Roma un concilio per sentenziare sulla causa di papa Leone. Lodovico il Pio porta querela per un atto indebito di papa Leone, e questi non isdegna rispondergli; e dopo la giustificazione, Lodovico conferma le donazioni paterne. Lunghe e quasi continue discussioni agitarono i successivi Carolingi col papa o coi vescovi.

Or ecco a combattere un uomo straordinario: ma bisognerebbe fossimo vissuti in quel tempo e fra quegli uomini per poter valutare esattamente i torti e le ragioni: per conoscere se ai principi stava bene rivendicare l’amministrazione intera de’ loro Stati, o meglio al papa propugnare quell’arbitrato morale e giuridico che avea salvato il mondo dalla barbarica prepotenza; se i papi ben si valessero dei