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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/462

438 illustri italiani

(regalia onoraria): pel qual modo l’imperatore e gli alti signori investivano i prelati non solo dei beni, ma della dignità, cioè non solo collo scettro, e la spada che significavano il possesso temporale, ma anche coll’anello e il pastorale che esprimevano la podestà spirituale; e ne esigevano l’omaggio e la promessa di soggezione.

Era un mettere in ceppi la Chiesa e alterarne lo spirito; imperocchè, le fazioni portando imperatore ora un Franco, ora un Italiano, ora un Tedesco, a capriccio di questi modellavasi la scelta de’ papi; la tiara acquistavasi per intrighi di donne, cabale di politicanti, violenza di bravi; papa Formoso, forse perchè mostratosi avverso alla fazione italiana, era fatto dissepellire dal suo successore, e giudicare, e condannare ad avere mozzo il capo e le tre dita con cui benediceva, poi gittate nel Tevere, disacrando quelli che da lui aveano ricevuto l’ordinazione; Teodora e Marozia portavano al supremo seggio i loro favoriti e parenti; la fazione di Albano o quella di Tusculo, l’italiana o la tedesca ergeano, deponeano, richiamavano i papi, fino a crearne uno di 18 anni (Giovanni XII). Questi disordini sono raccontati colle esagerazioni consuete ai partiti, fino a dire che sedesse papa una Giovanna, la quale poi, nella solennità d’una processione, fu côlta dal travaglio del parto.

Gli uomini di retta volontà rifuggivano da tali accatti; onde le cattedre restavano a gente, che, salitavi per sì infelici scale, come avrebbe mostrato quella perfezione di virtù che è richiesta dalla Chiesa? come avrebbero potuto esser gli uomini del popolo e di Dio, se prima dovevano essere gli uomini del re? e come non essergli uomini del re, quando questo li sceglieva secondo i suoi interessi?

Pertanto lusso e corruttela e bagordo nel santuario; e non solo le cronache, ma le invettive de’migliori ed i Concilj attestano tale depravamento, da mostrare che veramente divina era l’istituzione della Chiesa se non soccombette. — Han fame d’oro (esclama Pier Damiani contro i prelati), e dovunque giungono vogliono tosto vestir le camere a gale di cortinaggi, meravigllosi di materia o di lavoro: distendono sulle seggiole gran tappeti ad immagini di mostri; larghe coltri sospendono alla soffitta perchè non ne caschi polvere; il letto costa più che il sacrario, e supera in magnificenza gli altari pontifizj; la regia porpora d’un sol colore non contenta, e si vuole coperto il piumaccio con tele miniate d’ogni genere di splendori. E perchè le cose nostre ci pajono sordide, godono soltanto di pelli oltremarine,