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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/460

436 illustri italiani

intima l’onestà, la giustizia, la carità a quelli che non conoscono se non la violenza; e gli obbliga a obbedire in nome di Dio.

Roma, dopo convertita, avea tenuta la Chiesa in quella dipendenza, che già soleva la religione nazionale: tal dipendenza ora cessava. Fra i popoli germanici antichi però i diritti e le funzioni ecclesiastiche erano mescolati col potere civile; sicchè, dopo fatti cristiani, essi ammettevano i vescovi ne’ consigli del regno, come duchi e conti e re assistevano ai sinodi ecclesiastici, intrecciandosi lo Stato e la Chiesa, il cristianesimo e la nazionalità. I regni che formavansi di nuovo cercavano una sanzione col prestare omaggio al pontefice e dichiararsene vassalli. Quando sol dalla sciabola d’un soldato o dalla tracotanza d’un feudatario erano decisi i litigi, la Chiesa conservava forme legali, esame di testimonj, scritture, contratti; sicchè fu un grande acquisto di libertà pei popoli e un gran ritegno ai principi l’estendersi del diritto canonico, complesso di ordinanze emanate dall’autorità più disinteressata.

I vescovi, in nome di questo diritto e pel carattere che rivestivano, come anche per la potenza cui erano saliti come grandi baroni ed elettori dei re, ammonivano i potenti qualora sviassero dalla giustizia; proteggeano la donna dagli anormali istinti e dagli arbitrj brutali; colla tregua di Dio e coll’asilo ne’luoghi sacri rimediavano alle guerre, incessanti ove vigeva il diritto del pugno, cioè della vendetta privata.

Qual meraviglia se il capo de’ vescovi crebbe tanto di potenza? Questa non è nell’essenza della sua missione, ma non vi ripugna, e diveniva occasione di svolgere ed ampliare l’incivilimento. Roma provvedeva anche ai più lontani popoli, ricevendo reclami, scrivendo, citando, mandando nunzj, istituendo tribunali di nunziatura ove nessun altro ve n’avea; ponendosi arbitra ne’ dissidj fra principi o di questi coi popoli; dettando leggi comuni, fondate sulla giustizia eterna, e delle quali, anche in circostanze sì mutate, possono alcune trovarsi inopportune, nessuna ingiusta.

Che se già da prima il papa interveniva giudice od arbitro ne’ grandi interessi dell’Occidente, più il fece, dopo che all’estesa monarchia di Carlo successero tanti piccoli regni, di forze equilibrate; uffizio popolare, che ovviava le guerre, proteggeva il debole, significava il voto della giustizia contro gli arbitrj dei regnanti. Ed è per verità sublime concetto, un sacerdote inerme, che scevro da mondani in-