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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/459


gregorio vii 435

sale, sì perchè coltivava i campi meglio che nol facessero i secolari, e li garantiva coll’immunità concessa ai possessi di essa: sia perchè la devozione, e l’idea allora dominante dell’espiazione, induceva molti a lasciare i proprj beni alla Chiesa: altri ad essa li donavano per sottrarli alla rapina signorile, ricevendoli poi da essa come livelli o feudi o benefizj, protetti dall’immunità ecclesiastica.

I popoli nel pontefice non veneravano solo il vicario di Cristo, il depositario dell’eterna verità, ma il tutore universale, il freno de’ prepotenti, l’oracolo della giustizia; i nuovi convertiti piegavansi a questo, dal quale eran venuti ad essi i missionarj, e deferivangli le cause più controverse.

I papi, volendo rintegrare la grandezza romana, sicchè non restasse più l’Italia a dominazione di Barbari, resuscitarono l’Impero abbattuto da questi, e Adriano papa incoronò Carlomagno qual imperatore d’Occidente.

Così originava quella sistemazione del mondo cristiano, che durò tutto il medioevo e ne fu il carattere. Secondo questa, ogni autorità deriva da Dio. E Dio l’affidò al suo vicario in terra, che virtualmente rimane capo dell’intera umanità, raccolta nella Chiesa universale, ed ha dal Cielo la potenza spirituale e la temporale. La spirituale partecipa egli coi vescovi, che la esercitano sotto la sua supremazia; la temporale egli affida all’imperatore da lui consacrato, che, dopo unto da lui, e dopo giuratogli d’osservare la legge di Dio e le costituzioni dei popoli, sotto l’alta sua direzione diviene capo visibile della cristianità negli interessi terreni. Come tale, primeggia sopra tutti gli altri re: giusta il costume ecclesiastico, non è ereditario, ma scelto ogni volta, ogni volta coronato. Le due podestà s’appoggiano l’una l’altra, onde non possono separarsi; neppure possono distruggersi fra loro, diversa essendo la natura della loro giurisdizione. L’imperatore qualche volta pretenderà aver mano nell’elezione dei papi perchè migliore riesca, ma questi zeleranno sempre l’indipendenza della Chiesa e de’ suoi capi. Se l’imperatore viola la legge di Dio e i patti col popolo che lo elesse, il papa lo pronunzia decaduto, e lo separa anche dalla congregazione dei fedeli mediante la scomunica. Nei litigi fra l’imperatore e il popolo o i re, il papa proferisce come arbitro supremo, e con una sanzione spirituale.

Così un sacerdote, senz’armi, senza interessi domestici o dinastici, senza pregiudizj di nazionalità, decide le controversie fra’ regnanti,