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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/438

414 illustri italiani

(al cui fratello cardinal Luigi avea dedicato il Rinaldo) assistette alle feste scialose ivi frequenti e se n’esaltò1: l’Aminta vi fu rappresentata la primavera del 73, nel 75 finiva il Goffredo; e il duca che aveagli conferito la cattedra di geometria nell’Università, l’incaricò di continuare la Storia de’ principi d’Este del Pigna ch’era stato suo segretario; fu col cardinale in Francia, accolto cordialmente, massime dal poeta Ronsard; amò Lucrezia Bendidio, poi Eleonora Sanvitale contessa di Scandiano, e forse riamato da Eleonora sorella del duca.

Era possibile che non fosse invidiato, e quindi calunniato? Egli medesimo s’indispetti qualche volta della protezione; nella conoscenza del proprio merito parevagli esser vilipeso dai valletti, contrariato ne’ suoi amori; la diffidenza come un’idea fìssa lo perseguitava; credeva gli s’intercettassero le lettere, si rovistasse il suo scritojo: Scipione Gonzaga tiene in sua casa convegni dove si disputa del merito delle opere di esso, ed egli dubita di burle; dubita di Orazio Ariosto che lo loda; dubita del conte Tassoni che a Modena lo distrae; dubita del cardinale Medici che gli esibisce ricovero a Firenze se gli Estensi lo abbandonassero; ed or piagnucola, ora stizzisce; e perchè il servidorame ride delle sue bizzarrie, e i cortigiani godono deprimere colla compassione quel che li mortifica coll’ingegno, egli dà schiaffi, tira coltellate, prorompe in parole ingiuriose al duca. Questo lo tiene alcun tempo in cura, poi presto gli restituisce la libertà ma col divieto di scrivere, ed egli da immaginarj pericoli fugge travestendosi, va a Napoli, a Venezia, a Padova2, a Mantova,

  1. Vedi il suo dialogo Il granduca, ovvero delle maschere.
  2. Una cronaca vicentina ricorda che alcuni giovani di Vicenza, andati a finire i loro studj a Padova, vi presero a pigione una casa dove conviveano in allegra concordia, visitati da scolari e gentiluomini.
    «Occorse in quel tempo che, essendo divenuto pazzo in Ferrara il famosissimo poeta Torquato Tasso, ed essendo fuggito dalla detta città e venuto in questa (in Padova), fu riconosciuto da Sartorio Losco; e vedendo che andava vagabondo senza aver recapito alcuno, l’invitò a venirsene abitar seco, che lo riceverebbe a singolarissimo favore, il che egli accettò, che fu di supremo gusto a tutta la compagnia. Si sparse la fama della venuta di questo uomo per tutta la città, onde ognuno desiderava conoscerlo di vista, e sentirlo recitare de’ suoi leggiadrissimi versi, il che egli prontissimamente faceva. Non si può dire con quanto gusto erano ascoltati, poichè a quel tempo non vi era alcuna composizione del detto Tasso alle stampe, se non quel suo Rinaldo fatto in sua giovinezza. Dava specialmente