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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/40

20 illustri italiani

quelli peccati e difetti cessarono e si chetarono»1. Ciò fu nel mezzo del cammin della vita del poeta, quando il giubileo lo richiamò a coscienza.

I tre elementi della poesia, narrazione, rappresentazione, ispirazione si mescono ed avvicendano nella Divina Commedia.

I poeti pagani sono pieni di calate all’inferno. I Padri cristiani non insistettero sul descriverlo e sol di volo ne tocca anche l’estatico di Patmos; ma cresciuta la barbarie, parve si volessero rinforzare i ritegni dal male col divisare a minuto que’ fieri supplizj. Divenuto unico sentimento comune il religioso, in centinaja di leggende ricomparvero viaggi all’altro mondo. Pel pozzo di san Patrizio in Irlanda, Guerrino il Meschino scende a laghi di fiamme ove l’anime si purgano: e nell’inferno, disposto in sette cerchj concentrici un sotto l’altro, in ciascuno dei quali è punito uno de’ peccati mortali, trova molte persone conosciute: infine Enoch ed Elia lo elevano alle delizie del paradiso, e risolvono i dubbj suoi2. I lepidi componimenti del Sogno d’inferno di Rodolfo di Houdan, e del Giocoliere che va all’inferno, correano per le mani come espressioni di credenze vulgatissime e comuni ai popoli i più lontani. In Italia principalmente doveva esser conosciuta la visione d’Alberico, monaco a Montecassino attorno al 1127, il quale dopo lunga malattia rimane fuor di sentimento nove giorni e nove notti; nel qual tempo, portato su ale di colomba e assistito da due angeli, va nell’inferno, poi nel purgatorio, donde è assunto ai sette cieli e all’empireo. Da tali credenze Brunetto Latini, maestro di Dante, avea dedotto l’idea di

  1. Jacopo suo figlio nel commento inedito.
  2. Le particolarità che il fanno tanto somigliare a Dante, potrebbero essere state aggiunte dal traduttore italiano, dopo conosciuto la Divina Commedia. Nella Revue dei Deux Mondes, 1 settembre 1842 si enumerano moltissime visioni dell’altro mondo, che precedettero quella di Dante. Meglio Ozanam, nel Correspondant del 1843, espose les sources poètiques de la Divine Comèdie. Fra i moltissimi confronti ch’egli reca, particolare questo d’una Saga scandinava: «Catervatim ibant illi ad Plutonis arcem, et gestabant onera e plumbo. Homines vidi illuc qui multos pecunia et vita spoliarunt; pectora raptim pervadebant viris istis validi venenati dracones» (Solar-liod, 63-64). Eccovi la città di Dite, le cappe di piombo degli ipocriti, e, quel che è più particolare, i serpenti che inseguono i masnadieri. Nell’Alphabetum tibetanum il padre Giorgi pubblicò un’immagine dell’inferno secondo gl’Indiani, che ha strana somiglianza con quel di Dante (tav. 11, pag. 487). L’inferno del Corano suppone sette porte, che conducono ciascuna ad un particolare supplizio.