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374 illustri italiani

canzoni procacciaronmi l’amicizia de’ migliori d’allora; il poeta veronese Emilio Macro, come il fervido Properzio e l’armonioso Orazio leggevanmi i loro versi: Pontico autore di una Tebaide, Tuticano autore della Feace, Pedone Albinovano autore d’una Teseide, e il bibliotecario Igino cantor delle Api, e Cornelio Celso, e Basso scrittore di giambici, e Gallo e molt’altri mi prediligevano, non che i minori; uomini e donne voleano praticarmi, e principalmente la casa Fabia, e la Messala dove Corvino teneva una specie d’accademia per legger nuove composizioni. Appena conobbi Virgilio e Tibullo, del quale piansi la immatura fine1.

Soggetto de’ miei canti amorosi era una donna, che adombrai col nome di Corinna2; ad essa, anzichè a Tebe o a Troja o ad Augusto consacrai la Musa3, e la feci rinomata su tutte le bocche; quantunque s’ignorasse chi costei fosse, tanto che molte lusingavansi esser dessa4. Era maritata5; e puntigliavasi a vincere le difficoltà

  1.                Sæpe suos volucres legit mihi grandior ævo
                        Quæque nocet serpens, quæ juvet herba Macer.
                   Sæpe suos solitus recitare Propertius ignes,
                   Et tenuit nostros numerosus Horatius aures.
                   Virgilium vidi tantum; nec avara Tibullo
                        Tempus amicitiæ fata dedere meæ.

    Trist. IV, 10.

    È nota la bella elegia di Ovidio in morte di Tibullo.

                   Carmina fecerunt ut me cognoscere vellent
                        Omine non fausto fœmina virque meo.

    Trist. II, 3.

    A Fabio Massimo scrive:

                   Ille ego sum....
                   Cujus te solitum memini laudare libellos,
                        Exceptis domino qui nocuere suo

    De Ponto, II, 2.

    E spessissimo parla de’ Fabj. A Cotta scrive:

                   Ecquibus ubi aut recitas factum modo Carmen amicis
                        Aut quod sæpe soles exigis ut recitent.

    De Ponto, III, 5.

  2.                Moverat igenium totam cantata per urbem
                        Nomine non vero dicta Corinna mihi.

    Trist. IV, 10.

  3.                Cum Thebæ, cum Troja forent, cum Cæsaris acta,
                        Ingenium movit sola Corinna meum.

    Amor. III, 12.

  4.                Novi aliquam, quæ se circumferat esse Corinnam,
                        Et multæ per me nomen habere volunt.

    Amor. II, 18.


                        Et multi quæ sit nostra Corinna rogant.

    Ars Am. III.

  5.                     Vicimus; in nostro est ecce Corinna sinu.
                   Quam vir, quam custos, quam janua firma, tot hostes
                        Servabant.

    Amor. II, 12.