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cola di rienzo 361

classici e massime dalle magnificenzie di Giulio Cesare, avea ricavato l’ammirazione per la repubblica romana, ed accorato di vederla allora abbandonata dai papi in balia di masnadieri (1347), pensò rinnovarne l’antico lustro1; come spesso facciamo noi Italiani, scambiando le memorie per speranze. Ai degeneri figli di quelli che aveano udito Gracco e Cicerone, egli parlava delle glorie vetuste; ponea sottocchio iscrizioni e simboli, atti a lusingarne la vanità e scandagliarne la risolutezza, e meditava i diritti del popolo. L’uccisione d’un suo fratello, fatta dai Colonna impunemente, viepiù esecrata gli rese quella nobiltà, non meno faziosa e più prepotente e compatta che l’antica; sicchè pensava restituire i tribuni della plebe; ed associando alle classiche le ricordanze di Crescenzio e di Arnaldo2, fantasticava reprimere come i nobili, così i pontefici, disertori dell’ovile.

  1. Nihil actum fore putavi si, quæ legende diceram, non adgrederer exercendo. Epist.
  2. Arnaldo di Brescia o forse di Brixen, avea studiato a Parigi alla scuola di Abelardo, e venuto a Roma cominciò a predicare per ridurre la Chiesa e il papa alla semplicità apostolica, a vivere di decime e di spontanee oblazioni. Non intendendo la libertà nuova, vagheggiava quella che apparivagli ne’ libri classici, blandendo idee che sempre diedero per lo genio al popol nostro. Piaceva a questo pel dolce suono di repubblica che annunziava; piaceva ai signori laici, che teneano feudi dagli ecclesiastici, e speravano emanciparsene; e formò una fazione detta de’ Politici, che dal dir ingiurie al pontefice passava a negargli obbedienza.
    Malgrado l’opposizione di san Bernardo, Arnaldo riusci a ribellare la città (1141), che gridò la repubblica, e pose un senato di 56 membri, decretando in nome di questo e del popolo. E un amico di Arnaldo fu scelto per nuovo papa col nome di Celestino II, ma questi cessò ben presto dal favorirlo; ed anche il popolo recosselo in sinistro, dimodochè dovette fuggire, e ricoverarsi a Zurigo. Quivi anticipate le declamazioni di Zuinglio contro la Chiesa, passò in Francia e in Germania, sempre inseguito dall’occhio e dalla voce di san Bernardo.
    Coi sussidj, che mai non mancano a chi osteggia la Chiesa, soldò 2000 Svizzeri, e con questa forza venale tornato a Roma, ripristinò la magistratura repubblicana; e invasato da reminiscenze di libri, rinnovò i consoli e i tribuni; ideava un ordine equestre, che fosse medio fra il popolano e il senatorio; al papa non lasciava che i giudizj ecclesiastici, mentre supremava l’autorità imperiale.
    Bastano le più vicine memorie per ricordarci come il popolo romano s’inebbrii di siffatte idee; e come all’entusiasmo dell’applauso si accopii l’entusiasmo dell’ira. Mentre osannavano quell’intempestiva restaurazione, i Romani gettavansi a furia sulle torri dei baroni, sui palazzi degli avversi e de’ cardinali, e anche sulle loro persone; abolivano il prefetto della città; negavano obbedienza al nuovo papa Eu-