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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/377


cecco d’ascoli 355

eccettuando nessuna. Di rimpatto, esso pretende innovar lo scibile, e per esso la vita umana nell’attuazione intellettuale, morale, religiosa, professando il materialismo e il comunismo, l’astrologia, le scienze occulte, con mille superstizioni e fanciullaggini; insegnando, anzi esortando agli incantesimi; inveendo contro chi non gli ammette1.

Le magie e i sortilegi non erano spettanza dell’Inquisizione, e nella Maestruzza, che ne è il codice, al C. 91 è detto: — Degli indovinatori e sortilegi gl’inquisitori non possono e non debbono intromettersi, se già manifestamente non tenessero alcuna eresia». Tale appunto era il caso di Cecco. Giovanni Villani (L. X, C. 41) narra che, nel trattato sopra la Sfera, avendo messo che per incantamenti sotto certe costellazioni possono costringersi gli spiriti maligni a far cose meravigliose; che l’influenze delle stelle portano necessità, ed altre cose contro la fede, l’inquisitore lo riprovò, e gli fe giurare di non adoprar più questo libro: ma esso di nuovo a Firenze avendolo usato, fu preso dal cancelliere del duca d’Atene, allora dominante.

E un libretto contemporaneo, conservato in più biblioteche, particolareggia come frà Lamberto da Cingoli, inquisitore in Bologna, a’ 16 dicembre 1324 condannò Cecco perchè avesse scompostamente parlato della fede, obbligollo a una confessione generale e a certe penitenze, gli tolse tutti i suoi libri d’astrologia, gli proibì di più leggere questa scienza, e privollo dell’onor del dottorato e di qualunque magistratura. Quel processo fu mandato a frate Acursio fiorentino de’ Minori Osservanti, a’ 17 luglio 1327, il quale, citatolo ed esaminatolo, lo convinse di eretico, e lo rimise al braccio secolare, onde il di medesimo fu fatto bruciare. Della sentenza ecco le parti principali:

— Precedente la fama pubblica sparsa da molte persone degne di fede, ci venne all’orecchio che maestro Cecco, figliuolo dell’illustrissimo Simone Stabili da Ascoli, andava spargendo per la città di Firenze molte eresie; e, quello ch’è cosa più brutta, dava a leggere per le scuole pubbliche un certo suo eretico libretto, fatto da lui sopra la sfera celeste, contro al giuramento altre volte da lui dato; femmo alla presenza nostra venire il detto Cecco; e nella esamina senz’altra strettezza o forza, ma di sua libera e spontanea volontà, disse e confessò:

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