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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/33


dante 13

signor di Verona tramarono essi di rimpatriare per forza, e fallito il tentativo, ne imputarono Dante perchè lo avea sempre dissuaso; ond’egli risolse abbandonare la compagnia malvagia e scempia, e farsi parte da sè stesso, sceverandosi da entrambe le sette, delle quali vedeva i torti: il che dai settarj s’interpreta come un tradirle entrambe.

«Cacciato di patria (racconta nel Convivio), per le parti quasi tutte, alle quali questa lingua si stende, peregrino quasi mendicando sono andato mostrando, contro a mia voglia, la piaga della fortuna, che suole ingiustamente al piagato molte volte essere imputata»: passò a studiare teologia e filosofia nell’Università di Parigi, piena testè degli insegnamenti di Tommaso d’Aquino, e allora di quelli dell’abate Suggero: nè mai deponendo l’eterna speranza degli esuli, cercò «con buone opere e buoni portamenti meritarsi di poter tornare in Firenze per ispontanea revoca di chi reggeva la terra; e sopra questa parte s’affaticò assai, e scrisse più volte non solamente a’ particolari cittadini del reggimento, ma ancora al popolo, e intra l’altre un’epistola assai lunga che comincia: Popule mi, quid feci tibi? E diceva: — Ogni infelice mi fa pietà: più di tutti, coloro che, logorandosi nell’esiglio, non rivedono la patria che in sogno»1; ma per quanto gemesse o fremesse, più non potè rivedere il suo bel San Giovanni. Solea Firenze, nella solennità di san Giovanni, far grazia ad alcuni condannati, che colla mitera in capo e con un cero in mano venivano offerti al santo. Fu esibito a Dante di ricuperar la patria a questo modo2, ma egli: — È questo il richiamo glorioso con che Dante degli Alighieri è richiamato alla patria? questo han meritato il sudore e la fatica continuata nello studio? Non per questa

  1. Del Vulgare eloquio. E in un congedo:

                        O montanina mia canzon, tu vai;
                   Forse vedrai Fiorenza, la mia terra
                   Che fuor di sè mi serra
                   Vuota d’amor e nuda di pietate.
                   Se dentro v’entri, và’ dicendo, — Ormai
                   Non vi può fare, il mio signor più guerra

    .
  2. Quest’ignominia era stata subita dal suo compagno di pena, il padre del Petrarca, dispensato però dalla mitera al capo; e la riformagione del 10 febbrajo 1300 stanzia quod prœfatus ser Petraccolus, facta de eo oblatione secundun modum prœdictum, intelligatur, et sit perpetuo exemptus, liberatus et totaliter absolutus.