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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/323


napoleone 301

spargeano rose davanti ogni suo passo. — Ero giovane, balioso nella conoscenza delle mie forze, e smaniato di cimentarle. I vecchi mustacchi, che sdegnavano questo imberbe comandante ammutolirono davanti alle mie strepitose geste; severa condotta, austeri principj pareano strani in un figliuolo della Rivoluzione. Dovunque passavo l’aria echeggiava d’applausi: tutto pendeva da me: dotti, ignoranti, ricchi, poveri, magistrati, clero, tutto a’ miei piedi: il nome mio sonava caro agli Italiani. Quest’accordo d’omaggi m’inebriò sì, che divenni insensibile a tutto ciò che non fosse gloria; invano le belle Italiane faceano sfoggio de’ loro vezzi; io non vedea che la posterità e la storia. Che tempi! che gloria!» E confessa che solo allora gli entrò la grande ambizione, l’idea di divenir un attore decisivo nel dramma politico.

Il Direttorio, che davasi aria di forza sotto una gran fiacchezza, pretendeva dirigere da Parigi le imprese di lui, e l’organamento de’ nuovi paesi: Buonaparte mostrava secondarlo, ma realmente facea quel che gli paresse, persuaso che la vittoria lo giustificherebbe. Ne’ carteggi suoi col Direttorio, pubblicati nella raccolta delle opere di Napoleone, non finisce di lagnarsi de’ commissarj di guerra peste de’ popoli e de’ generali. — Non pretendo che non rubino: satollinsi a gola, ma rendano i necessarj servigi: essi invece rubano in maniera così goffa e sfacciata, che non uno sfuggirebbe al supplizio se avessi un mese di tempo». Ma nel Direttorio v’era chi tenea mano e faceva a mezzo.

Più che vincere è difficile il sistemar la vittoria; e il genio di Buonaparte manifestavasi nel costituire la repubblica Cispadana e la Cisalpina, nel raccomandare ai popoli nuovi d’armarsi, nel conservar la quiete, nel carezzare gli scienziati di qualunque partito fossero: nel Piemonte sommosso parteggiava per la Corte, e forse fin allora facea calcolo sulla Lombardia per formarsene sgabello a suprema altezza. Carnot prendea sempre maggior sospetto di costui, che come indipendente facea guerra, tregue, pace, dettava costituzioni, adunava tesori, decretava strade; ma come disfarsene quando stava in mezzo a un esercito che l’idolatrava? E Buonaparte, sentendosi forte in mezzo ai mediocri, operava senza e fin contro le istruzioni del Direttorio. Misto portentoso di mobilità e profondità, di esitanza e risolutezza, d’audacia e previdenza, di calcolo ed entusiasmo, ardito ne’ concetti, cauto nell’esecuzione: affettava ancora il tono di rivo-