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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/316

294 illustri italiani

verticali in casematte per abbattere senza pericolo il nemico quando viene grosso, e in arditi colpi di mano quando debole; e regolarizzava l’impeto dell’intera nazione armata, che era spinta alle frontiere men tosto dall’amor della patria che dal desiderio di sottrarsi al Terrore, che di sangue inondava la Francia. Cosi mutavasi il tenor della guerra, e quel sistema nuovo che moltiplicava le masse d’uomini e ne ingagliardiva l’urto mediante la velocità, era il più adatto alla democrazia.

A tali scuole Buonaparte imparava che cosa valga il disordine, e quanto importi la disciplina, e convinceasi non potersi riparar allo scompiglio se non afferrando l’autorità. Da prima chiaritosi pel partito più esaltato, che diceasi la Montagna, allorchè questa diroccò per la rivoluzione del 9 termidoro, egli fu arrestato; ma fu rilasciato volendosi al terrore sostituir un ordine, che presto degenerò in fiacchezza. Di fatto s’introdusse un governo moderato, ma ecco le sezioni di Parigi e i giornalisti insorgere per abbatterlo (13 vendemmiale anno IV), sicchè bisognò reprimerli colla forza.

Carnot affidava tale incarico a Buonaparte. Questi era stato amico ai due Robespierre, ai quali e al Comitato di pubblica salute doveva la sua elevazione; ma attento a valersi d’ogni aura per veleggiare, volle esserne erede col sostituire il culto della forza a quello della libertà; e piantata l’artiglieria in faccia alla via Sant’Onorato, inesorabilmente mitragliò le sezioni di San Bocce e la turba ammutinata, lasciandone tre o quattrocento uccisi o feriti. Fu la prima vittoria che, in quella rivoluzione, il Governo costituito riportasse sopra la piazza, la legge sopra il tumulto. I vinti avranno bestemmiato il bombardatore, il disertore: ma la Convenzione acquistò forza, nominò Buonaparte generale in secondo delle milizie, e dopo due mesi lo mandava a capo dell’esercito d’Italia. Ciò facea per paura del giovane guerriero, ma con ciò esponeva la repubblica a pericolo ben maggiore.

Il gran nemico della rivoluzione era l’Austria, predestinata dalla postura, dall’indole, dalle tradizioni a rappresentare nella società europea l’elemento della resistenza; allora poi, animata particolarmente da esecrazione contro gli assassini di Maria Antonietta zia dell’imperatore, erasi posta a capo d’una gran coalizione, a cui mancò la fermezza di perseverare. Carnet, iniziato dallo studio di Vauban alle operazioni della gran guerra, aveva tracciato il disegno della