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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/292

272 illustri italiani

vetto, anche forestieri, anche protestanti per quel titolo d’illustrissimo e di eccellenza; molti compravano da lui il grado di marchese, conte, barone, a non dire i marescialli, i colonnelli, i capitani, tanti che sarebbero bastati a un Napoleone. Guai a chi, in simili casi, vuol richiamare al buon senso! I Genovesi dapprima stettero peritanti, dubitandolo turcimanno di qualche gran potentato, dappoi lo presero in celia, beffavano la sua povertà, contraffacevano que’ suoi proclami, mescolati di bonarietà tedesca e d’enfasi francese: ma egli prendeva sul serio il nome di re, e volea farlo rispettare quanto si può senza soldi nè soldati.

Ma per quanto e’ fosse sempre a cavallo, e si facesse arrivare grossi dispacci dal continente, e coi telescopj dalla spiaggia speculasse se le navi amiche giungessero, nulla s’avanzava pei deserti del mare; i Côrsi tornavano a uccidersi fra loro, oltre quelli ch’erano uccisi dai Genovesi; le campagne rimanevano incolte, sciopero il popolo; alcuni, col nome d’indifferenti, pensavano ad assicurare la libertà della patria, anzichè aderire a sua maestà, la quale li dichiarò ribelli; nè le premure dell’instancabile Giafferi bastavano a tener la calma.

Dissipato il poco denaro e le prime illusioni, disonoratosi colla menzogna e colle crudeltà onde ricambiò le crudeltà de’ Genovesi contro i prigionieri, re Teodoro propose d’andar a chiedere soccorsi ai re suoi alleati. Sbarcato incognito a Livorno, e non ottenuto che il granduca lo riconoscesse, errò da Napoli a Roma, poi ad Amsterdam, dove arrestato per debiti, con promessa di vantaggi di commercio in un’isola tanto ben situata indusse una compagnia di negozianti ebrei a redimerlo, e a dargli cinque milioni, con cui fornì una flottiglia con ventisette cannoni, molti fucili e polvere e lance e bombe, e tornò, e ridestò ne’ Côrsi la risoluzione di difendersi, manifestando alle nazioni come la «felicità della loro isola richiede d’esser governata da un sovrano, il quale non possedendo altri Stati, ponga a questo tutte le attenzioni, e aprendo i porti a tutte le nazioni estere con perfetta neutralità, vi conduca l’abbondanza».

Rinnovatasi la sollevazione, Teodoro accorse ad avvivarla; ma tra via dubitò che il capitano della nave, per ingrazianirsi i Genovesi, volesse farlo saltar in aria; e nottetempo avendolo trovato che allestiva miccie, lo fe impiccare all’antenna. Ogni prestigio però era svanito, i Côrsi non badarono alle munizioni che recava e ai pro-