Apri il menu principale

Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/273


giulio cesare 253

togliendole la dignità. Anche i giuochi scenici furono dati per la prima volta in varie lingue, per contentare i provinciali e gli stranieri.

Grand’uomo, cattivo romano, distruttore del passato, iniziatore dell’avvenire, personifica l’espansione umanitaria, in contrapposto all’esclusività patrizia. Patria per gli antichi significava quel che per noi ragion di Stato. Sparta la irrigidì fin a sopprimere la libertà individuale; Atene precipitò la democrazia nell’anarchia; Roma seppe contemperare un sistema coll’altro. Fondamento del primitivo diritto romano era la superiorità d’una stirpe sull’altra, e di Roma su tutti i popoli; ma la tirannica inflessibilità della parola patrizia erasi piegata innanzi all’editto pretorio, la curia innanzi alla tribù. Da che i plebei si furono alzati fino a tor via l’originaria distinzione tra gli individui, mancava il titolo di conservarla fra le nazioni. Di fatto nella guerra sociale i diritti della metropoli furono estesi a provincie italiane remote; e ciò non era parso sacrilegio nè tampoco ai patrizj, sicchè, svanendo i pregiudizj di località, guardavasi con occhio eguale non tutto l’impero, bensì coloro che in tutto l’impero fossero privilegiati come cittadini. Questo accomunarsi della cittadinanza scalzava la prisca costituzione, affatto municipale, che ragioni d’esistere più non trovava nei costumi e nelle opinioni presenti; e mentre il senato persisteva a considerare il governo del mondo come privilegio dei conquistatori o di chi essi v’avessero aggregato, nell’universale si diffondeva la persuasione che di un sentimento unico, di un’unica volontà fosse mestieri affine di governare dal centro questo corpo, sempre più smisurato.

Il graduale procedere verso il pareggiamento delle stirpi era stato sovvertito dalla rivoluzione di Silla, che scompigliò le proprietà, sostituì la forza alla legge, l’inebriamento d’un partito all’universale subordinazione; e ne furono stuzzicati tutti i desiderj, tutte le ambizioni, perocchè, al crollare d’una potenza morale, vilipesi i concetti antichi, le fantasie concitate tutto attendono da un avvenire indeterminato. Mal agiato del presente, desideroso d’un meglio di cui non avea che un sentimento vago, il popolo cercava uno di quei capi, i quali nell’oscillazione pubblica riescono perchè possedono idee decise ed azione risoluta; voleva un eroe che gli strappasse l’ammirazione, che lo traesse nel suo vortice; e lo accettava con quella morale apatia che, dopo le rivoluzioni, fa incarnare tutte le aspira-