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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/235


cristoforo colombo 215


E noi pure torniamo a compendiare i passi dell’uomo di genio.

Che una via opposta alla comune potesse condurre alle Indie, altri l’avevano argomentato; ma Colombo ebbe la forza d’ostinarvisi, e di ridurre il concetto a realtà. Vedetelo costretto a soffrire i rifiuti de’ potenti, l’ignoranza dei dotti, i dileggi dell’orgoglio, la meschinità dell’avarizia, le soperchierie degli emuli, l’accidia di quelli che, inetti ad operare, stanno sempre disposti a condannare chi opera. Colombo scende ad argomentazioni personali con coloro che s’arrogano il privilegio di sanzionare la verità; ricorre al sentimento per muovere un frate e una regina; a questo cita Aristotele, a quello i santi Padri, a chi i calcoli matematici, a chi le smisurate ricchezze, a chi il profitto della religione: mille vie al medesimo intento, battute coll’eroismo della pazienza: la pazienza, secondo valore. Alcuno gli opponeva: — Perchè non contentarsi del già fatto? forse un Genovese arriverà più oltre che i Greci e i Fenici?» Altri lo avran chiamato vile perchè bussava alle porte della reggia o del convento, senza valutare qual coraggio vuolsi ad immolare il proprio orgoglio al trionfo della verità.

Tutto giorno si ripete che al genio non fa bisogno il galvanismo della lode e della popolarità, vivendo egli di sè; e che le contrarietà non ritardano le grandi imprese. Quand’anche fosse, quando non sapessimo che Kant restò ignorato finchè i giornali nol proclamarono, che Vico precorse invano di un secolo la scienza perchè non fu esaltato; la fatica consumata nel rimuovere gli ostacoli impedisce il genio dal tentar nuove imprese, o cavare ogni frutto dalle ben riuscite. Che non avrebbe fatto Colombo ne’ quattordici anni che stentò ad acquistar credenza al suo concetto?

Al fine i re l’ajutano, perchè ripromettonsi guadagno; un privato il fornisce di soccorso, ma coll’idea di dimezzarne la gloria; la ciurma stessa gli obbedisce, solo a patto che faccia com’essa vuole. S’imbarca con mezzi temerarj, se non folli: erra in balìa di venti sconosciuti; deve ingannare i suoi compagni con alterate indicazioni; per un oceano che non ha confini cercando una riva che non sa pure se esiste, tutto sembra combinarsi a scemargli le speranze; eppure la costanza sua si rinvigorisce nel gigantesco divisamento di riunire gli uomini in una fede, in una civiltà.

Ed ecco alfine Terra, terra! I suoi l’adorano come un dio perchè riuscì: egli crede aver afferrato alle Indie; s’inganna; ma tra via ha incontrato un nuovo mondo.