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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/219


cristoforo colombo 199

Diego erasi lasciato cascar di mano l’autorità confidatagli: Fedro Margarita, capo militare, erasi reso indipendente dalla Giunta, e d’accordo con un monaco che facea parte del governo provvisorio, erasi abbandonato ad eccessi, scorrendo l’isola come capobanda, e irritando gl’Indiani colle sue ribalderie. Per isfuggire alla punizione, di cui li minacciava il giorno dell’ammiraglio, s’impadronirono a viva forza delle caravelle che stavano nel porto, e seguiti dai colpevoli e da ogni sorta malcontenti, tornarono in Ispagna, sperando colla calunnia trovare scusa alla Corte.

In Ispagna sopra il dirigere le scoperte era stato deputato Giovan Rodrigo di Fonseca, arcidiacono di Siviglia e di poi patriarca delle Indie; uomo aspro e vendicativo, che impacciò gli affari e amareggiò gli scopritori. Al Consiglio reale delle Indie da lui rappresentato bisognava render conto delle operazioni, e non dare passo senza ottenerne licenza. Isabella principalmente prendeva a cuore la sorte degli Indiani, di cui l’aveva innamorata Colombo, e sperava convertirli alla fede colle umane guise mantenute dall’ammiraglio nella prima spedizione; ma dal Consiglio uscivano editti tirannici e improvidi, che di quella grande scoperta fecero un flagello dell’umanità.

Il Fonseca, ostinato avversario di Colombo, dai ragguagli del padre Boyle tolse pretesto per attraversarne le imprese, e tanto più che i primi frutti si trovavano inferiori alle esagerate speranze. Se non che arrivò in quella Diego, colla notizia dell’ultimo viaggio di suo padre, i cui meravigliosi racconti ravvivarono l’entusiasmo, e si credette che finalmente egli avesse raggiunto le magiche città della costa d’Asia; onde i re s’accontentarono d’inviare un commissario per esaminare lo stato della colonia.

Ad Ispaniola le malattie de’ climi inusati toglieano a molti la vita, agli altri incresceva di vedersi ridotti a lavorare là dove credeano non venire che ad ammassar oro, e poichè Colombo era costretto a mantenere col rigore la troppo negletta subordinazione, gentiluomini, venuti per bizzarria cavalleresca, trovavano indecoroso il dover obbedire a questo uomo nuovo.

Anche i natii si esacerbavano più sempre contro costoro, che prima aveano accolti e venerati come venuti dal cielo; il caraibo Caonabo Dalla Casa d’oro, ch’orasi reso potente fra i cassichi dell’isola, quasi presagisse i disastri che verrebbero dall’occupazione, vi