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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/216

196 illustri italiani

la fierezza, erano dalla fanciullezza educati alle armi e a correr il inare, e vi combatteano uomini e donne.

Qui comincia la carriera amministrativa di Colombo, che è una concatenazione di errori, a cui l’ardente sua immaginazione lo fe trascendere; ed è curioso spettacolo il vedere per quali strade un intelletto sì vasto, un cuore si retto traviò.

Continuò egli i buoni trattamenti che la natura sua e la politica gli suggerivano, finchè lasciando il governo dell’isola ad una Giunta, preseduta da suo fratello, partì il 24 aprile 1494 con tre caravelle, e seguendo le indicazioni de’ selvaggi, veleggiò al sud per riconoscere l’estremità dell’Asia, quell’aureo Chersoneso, di cui egli riteneva che Cuba facesse parte. Costeggiò la parte meridionale di quell’isola, ed approdò alla Giammaica; ma questo viaggio fu per lui un continuo passare da brillanti fantasie a penosi disinganni; pe’ suoi compagni una dura prova di fatiche e di privazioni.

Alla Giammaica trovava stupenda fertilità da farne il più invidiabile stabilimento; vi prosperavano mirabilmente i frutti d’Europa; il grano seminato in gennajo coglievasi maturo in marzo, gli ortaggi in quindici giorni, in un mese cocomeri e meloni. Ma colà, come in ogn’altro luogo, la terra non doveva aprire i suoi tesori che alla fatica; bisognava conquistare il terreno, fabbricarsi una città e cingerla di mura. E questa terra promessa non offriva che un’inospitale riva. Un clima divorante e malsano che diradava le file degli avveniticci; popolazioni irritate ogni istante minacciavano ridurli alla fame; le provvigioni venivano meno, e doveano aspettare che la messe venisse alla falce. L’orgoglio nobiliare indignossi del maneggiare i vili stromenti del lavoro; fremettero d’indignazione contro l’intrigante italiano, che gli aveva così ingannati; i moribondi lo maledicevano; i campati non ambivano che di rimpatriare, e per alcun tempo la nascente città d’Isabella non presentò che disordini e patimenti. Dolcezza d’abitanti, ubertà di terreno non bastava, e chiedeasi oro; d’oro sapeasi rigurgitare le reggie del Catai; oro voleasi per le spese e per l’avidità dei re: eppure non se ne trovava colà, nè sulle isole circostanti, che pur sempre credeansi le descritte da Marco Polo.

Colombo stava già per voltare il capo Sant’Antonio ed entrare nel golfo Messicano; Cuba non sarebbe più stata per lui il continente; forse sarebbe approdato al vasto impero del Messico, allorchè si