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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/202

182 illustri italiani

mal attrezzate, mal calafatte, altissime a poppa e prora, con capannoni per l’equipaggio: e ch’è peggio, fra i novanta uomini che lo componeano, forse solo dieci servivano di buon grado, il resto della ciurma non obbediva che per timore, e credevasi condotta a certa morte. Colombo, confessato e comunicato, fra gli scherzi e la compassione de’ cittadini salpava per la più grande impresa il 3 agosto 1492.

Da quell’istante egli cominciò un giornale, mirabile rivelazione de’ patimenti e della grandezza di lui, delle inesprimibili gioje e dei desolanti scoraggiamenti che s’avvicendano negli operatori di magnanime imprese.

Perocchè, come in tutti i grandi, in Colombo era l’uomo del suo secolo che ne assorbì l’idee e gli errori, e una potente individualità che lo eleva a gran pezza sopra i contemporanei. Alle nozioni scarse, disordinate e fallaci della scienza d’allora, accoppia uno spirito d’osservazione minuto, che non ne impaccia i larghissimi divisamente Acutissimo nell’avvertire ogni fenomeno della natura, sebbene non addottrinato quanto bastasse, per darne la vera spiegazione; alla sua sagacia nessuna sfugge delle apparenze d’un mondo e d’un cielo nuovo, e ravvicina i fatti, cercandone le mutue relazioni. Primo avvertì la deviazione dell’ago magnetico; avanti Pigafetta conobbe il modo di trovare le longitudini mediante la differenza dell’ascensione diritta degli astri; notò la direzione delle correnti, l’aggruppamento delle piante marine che determinano una gran divisione de’ climi dell’Oceano; il cangiarsi di temperature non solo colle distanze dall’equatore, ma colla differenza de’ meridiani; nè trascurò geologici appunti sulla forma delle terre e sulle cause che la producono.

Tali e più altre riflessioni appajono dal giornale e dalle lettere sue, e al fondo di tutto un vivo sentimento religioso, che gli fa credere e rivelazioni e visioni, e porre supremo scopo di sua impiesa l’annichilamento dell’islam, la conversione de’ sudditi del Gran Kan, la riedificazione di Gerusalemme e del monte Sion; pietosi entusiasmi, che contrastano colla semplicità delle relazioni sue, così discoste dall’enfasi affettata del Vespucci e degli altri viaggiatori.

Tale ce lo ha trasmesso Las Casas, e noi ne estrarremo qualche parte che serva a far conoscere il nostro eroe1.

  1. Colombo, nel febbrajo 1502, scriveva al papa supplicandolo di spedire frati mendicanti che predicassero il Vangelo nelle Indie, e soggiunge: