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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/199


cristoforo colombo 179

sanzionata la loro unione, diede a Colombo un secondo figliuolo, Fernando.

Intanto Cristoforo combattea tra le file degli Spagnuoli contro i Mori di Granata, dando prove del valor segnalato che accoppiava alla dottrina ed alla vasta intelligenza. (Oviedo).

Queste guerre contro i Mori, e l’avviso da due frati recato di Terrasanta, che il soldano volesse sui Cristiani vendicar i Maomettani di Spagna, infervoravano Colombo a divenire sterminatore dell’islam, attingendo dalla scoperta delle Indie le ricchezze necessarie alla magnanima impresa, e convertire i sudditi del Gran Kan, che dai missionarj erano dipinti come avidissimi di predicazione.

Ed esserne certo! e compir già cinquantacinque anni! e trovarsi nell’intradue di vivere immortale, o morire da scimunito visionario! Che lotta per un’anima robusta! Quante volte dovette diffidar del mondo e di sè stesso, e bestemmiare quest’umana razza, così pronta ad avventarsi al suo peggio, così restìa all’utile e al vero! Che altro potea sostenerlo se non la fede in quel Dio, da cui riconosceva la sua ispirazione, e da cui ne confidava l’adempimento?

Si volse ad un potente feudatario della corona di Castiglia, il nobile e ricco duca di Medina-Sidonia, che abbagliato sulle prime dallo splendor dell’impresa, dappoi la respinse come la frenesia d’un italiano sognatore. Anche il duca di Medina-Cœli, che benevola ospitalità aveagli dato ne’ giorni di sue angustie, trovò quel progetto troppo vasto per un suddito, ma gli promise dargli spalla alla Corte d’Isabella. Colombo s’indispetti di passare così di ripulsa in ripulsa; e deciso di compiere la missione da Dio rivelatagli, risolse di passar in Francia per regalare a Carlo VIII un mondo che i sovrani di Spagna rifiutavano.

Giovanni Perez lo rivide allora al convento della Rabida, ove veniva a ridomandargli il figliuol suo Diego, e ringraziarlo con uno sfogo del suo cuore, unica ricompensa ch’e’ potesse dargli della nobile e generosa amistanza. Il buon priore ne pianse, e lo pregò di non affrettarsi a rapir alla Spagna la più insigne conquista; montato sulla sua mula, comparve alla Corte, ottenne un’udienza dalla regina Isabella, e perorò la causa dell’amico suo con ardore e unzione evangelica. Isabella con elmo e corazza combatteva allora nella Vega; e capace di posporre i calcoli all’entusiasmo, ascoltò nell’improvvisata città di Santa Fede il frate e il Genovese che la supplicavano d’accettar