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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/194

174 illustri italiani


«Impetrata udienza dal nuovo re Giovanni, gli chiesi vascelli per solcar dritto all’oriente e pervenire nelle Indie; egli rimise l’esame del mio concetto ad una commissione di abilissimi cosmografi, che trattarono le mie idee di stravaganti e chimeriche: e le passioni d’alcuni pochi vincendola sopra la carità cristiana, fu sagrificata la salute di tante migliaja d’anime a sordidi calcoli delle spese che cagionerebbe. I cortigiani avvelenarono la mia esistenza; passai per un impostore, un avventuriero; la perfidia e la viltà s’aggiunsero a queste nequizie; tanto che il re, troppo credulo a’ perversi suoi consiglieri, mi fece domandar le mie mappe e i miei piani, ed un altro fu mandato in vece mia per riscontrare la verità rivelatami da Dio. Ma il Signore non permise che il demonio aprisse così la via al suo santo vangelo, e scatenò i venti ed i marosi contro del messo infedele, che tornò a Lisbona versando beffe sopra di me.

Esacerbato da quella bassa speculazione sul mio segreto e sulla gloria mia, abbandonai Lisbona: e poichè Genova mia patria è troppo povera per tanta spedizione, risolsi rivolgermi alla Corte di Spagna. Que’ monarchi sono caldi della gloria di Dio, e Dio li compenserà dando loro tesori e popoli interi da avviare al cielo».

Il buon priore, iniziato di colpo a questi sublimi concepimenti, credette un fuoco divino lampeggiasse dagli occhi dell’ospite suo, nel mentre venia sviluppando i suoi concepimenti; nè contento d’una inefficace approvazione, volle cooperare alla vasta impresa. Diede a Colombo la sua benedizione e una lettera di vivissima raccomandazione per Fernando de Talavera, confessore della regina ed intimo suo.

Colombo lasciò il piccolo Diego alla Rabida sotto la custodia di Perez, mentre egli, pieno il cuore de’ suoi grandiosi destini, andò a Cordova il primo mese del 1486, quando appunto Fernando ed Isabella vi s’allestivano ad invadere il regno di Granata, ultimo rimasto agli Arabi in Ispagna.

Il momento era meno a proposito per proporrà scoperte, e Talavera accolse come un sognatore questo straniero, semplice nel vestire, senz’altra raccomandazione che d’un frate francescano. Colombo ributtato, cercò nell’anima sua il coraggio, e col lavorare e vendere le sue mappe guadagnossi il vitto; qualche amico, quali Alonzo di Quintavilla controllore delle finanze, Luigi di Sant’Angelo ricevitore ecclesiastico nell’Aragona, monsignor Geraldini nunzio del papa, ed