Apri il menu principale

Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/153


Cicerone 133

l’uomo: il solo che somigli alla divinità, perchè con questa ha comune la ragione. E poichè la retta ragione costituisce la legge, e questa legge è la fonte della giustizia, tra Dio e gli uomini v’è comunion di legge e di diritto, e tutto l’universo deve considerarsi una città comune degli Dei e degli uomini.

Ma quel desso che riprodusse la morale più pura di cui fosse capace il mondo pagano, morale che tanta efficacia esercitò sulle leggi e sui costumi romani, non riesce a cancellare l’impronta originale della filosofia gentilesca, per la quale l’uomo non aveva un valore assoluto, ma solo uno relativo e subordinato alla società. Tali massime toglievangli e pietà e giustizia qualora si trattasse d’uno straniero o d’uno schiavo: e di giudicar rettamente della malvagità che avea sott’occhio.

Lo stesso libro degli Uffizj non riflette all’uomo, ma al cittadino; non mette la debita distinzione fra la scelta d’uno stato e quella de’ principj, e trascurando la moltitudine operosa ed utile, dà precetti soltanto pel magistrato o pel generale, al più pel letterato; insegna come acquistar onoranza nella repubblica e nei governi, come operare con decoro, ma nulla della famiglia, nulla delle giornaliere relazioni dell’uomo coll’uomo; non vi sono definiti il bene, il male, la legge: della morale non si porge altro criterio che una vaga ragione, un’onesta politica: nulla di Dio, dell’anima, dell’immortalità, del libero arbitrio; la scienza non v’è stimata se non in quanto utile; l’amor di patria è anteposto a quel della famiglia, nè in fondo dimostra se non che la virtù è utile; e i primi cinque libri vanno tutti in ricercare la morale indipendente; ommette poi i doveri verso la divinità; senza dei quali come si può efficacemente imporre il dovere, determinarlo, sanzionarlo?

Fra gli Stati poi esiste una moralità come fra’ particolari, o norma unica è l’interesse? Come platonico, Cicerone fonde la morale colla politica, e fa da Lelio proclamare che alle società nulla nuoce più che l’ingiustizia, nè alle genti è possibile governarsi e vivere senza rispettare il diritto: ma nell’applicazione ricasca all’angustie del patriotismo, crede che Roma conquistò il mondo nel difendere i suoi alleati, e sostiene legittima la conquista di essa, cogli argomenti onde Aristotele sosteneva legittima la schiavitù: natura ha stabilito che chi è superiore per ragione sia anche per autorità; e la dominazione di Roma è giusta perchè fu un bene pei popoli, i quali perivano in