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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/120

100 illustri italiani

fugge prima di sapere da chi fugga nè dove, che lasciò in mano di Cesare i nostri averi, abbondonò la patria, l’Italia: se amai d’esser vinto, l’effetto ne seguì». Si ritirò alla campagna; ma come Cesare andò in persona a sollecitarlo di ritornare, persuaso che l’esempio molti altri senatori indurrebbe, egli rispose: — Tornerò, purchè sia lecito dir francamente la mia opinione»1. Appena però si sparse voce che Cesare fosse perduto nella Spagna, con molti altri deliberò di raggiungere Pompeo, per quanto Cesare gli scrivesse che un uom d’onore in guerra civile non deve chiarirsi, e che parrebbe spinto non da sentimento di giustizia, ma da personale disgusto.

La vanità di Cicerone dovette appagarsi della festa che ricevette ai campo; ma il suo senno conobbe quanto poco fondamento fosse a fare sopra que’ giovani pretensivi, arroganti, la cui prodezza consisteva nel protestare col fuggire, e ricoverati sotto le tende pompejane, chiamar traditore chiunque era rimasto in patria, e perseguirlo di sarcasmi e di calunnie; quivi intanto sognar riscosse e vittorie, spartirsi in prevenzione le prede; l’uno avrà il pontificato massimo, vacante per la morte di Cesare; l’altro le ville e i giardini di questo o di Attico; chi appigiona una casa nel fôro per trovarsi più comodo a brigar i voti ne’ prossimi comizj; chi già s’accaparra i suffragi; e preparano le tabelle di proscrizione, ognuno iscrivendovi come nemico della patria il proprio nemico. Chiunque sta indifferente, chiunque non è abbastanza infervorato, dee soffrirne gl’insulti; i consigli moderati, l’aspettare l’opportunità, il calcolare i mezzi saranno considerati codardia e tradimento. Intanto si servono di Pompeo; ma quando per suo mezzo avran vinto Cesare, lui pure sbalzeranno, onde ripristinare la pura aristocrazia e il sistema di Silla.

Cicerone prese stomaco di costoro che nol lasciavano parlare, non consigliare, non arringare; da uom disingannato mostrava quella diffidenza dell’esito che mal si perdona, e non facea risparmia d’epigrammi. A Pompeo che gli disse, — Tardi arrivasti», rispose: — Eppur non trovo ancora disposto nulla» . Chiedendogli quegli ove fosse Dalabella suo genero, replicò: — È con vostro suocero». A Nonnio che l’esortava a far cuore, perchè aveano ancora sette aquile, — Eccellenti, se avessimo a combatter cornacchie». Udendo che un tale avea lasciato via il cavallo, — Provvide meglio alla salute della

  1. Ad Attico, VIII, 7, 10.