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Libro Terzo. 139

vedesi da certe lettere patentali di ben servito, specialmente da una data in Iesi lì 6. Aprile 1503. ove con molti degni encomi viene la sua virtù esaltata.


Giovanni Camillo da Corinaldo si trovò in Magonza l'Anno 1442. quando Giovanni Cutè ritrovò le Stampe, & insieme con lui diede principio all'esperimento di esse in Argentina; & essendo egli dall'Inventore sofficientemente instrutto, l'istesso Anno passò à Napoli, ove per dare il saggio di si mirabil opera, piantò nell'Annonciata il Torchio, & havendo in un foglio di carta impressa una lettera, sotto forma di memoriale, volle, che si vedesse in publico. Dal popolo considerato l'artificio, e l'utile, fù l'Autore come celeste huomo riverito, & ammirato. Essercitandosi dunque nel detto esperimento, allevò discepoli, e molti Libri impresse, de' quali alcuni si vedono hoggi; singolarmente una Grammatica di grandezza mediocre, impressa in quarto, che in Napoli alle mie mani pervenuta, frà gli altri miei curiosi Libri si salva; ove non leggendosi altro nome, che del detto Giovanni da Corinalto Impressore, stimasi che il medesimo di essa il compositore ne fosse. Questo, non solo mentre egli visse fù dal Re di Napoli Alfonso di Aragona oltra modo honorato: mà insieme dopò la sua morte fè con gran pompa funebre sepelire il suo corpo in una Chiesa, presso al Mercato, & in marmi caratteri de i suoi elogij scolpire. Quanto di questo segnalato soggetto quì si scrive, notato vedesi dentro gli Annali di D. Felice Gravina, che in mano di Gio: Cola Mandini si conservano, & appresso di me autentica stà la copia, per mano di Gioseppe Caglia, Notaro publico di Napoli, estratta, procuratami da Gio: Antonio Piscugli, huomo di questa nostra età famoso in lettere. Et perche ne i secoli à dietro pochi usavano il cognome, di questo in Corinalto la Genelogia non trovasi: Onde una Casa in quella Patria da i meriti del medesimo illustrata, de gli honori dovuti defraudata resta. Sì che forsi per questo medesimo rispetto, lasciate in bianco furono le sue lodi dalla penna di Polidoro Virgilio, e di altri degni Scrittori, che pur non meno celebrar le dovevano, che fecero quelle di Corrado Tedesco, il quale alcuni Anni dopò, quest'Arte portò in Roma, e di Nicolò Gensone, che sotto il Principato di Agostino Barbarigo introdusse in Venetia.


Borro Borri fiorì circa gli Anni del Signore 1447. fù molto trà Cittadini esperto, e di gran'animo, il qual mettendo in bilancio (anzi della Patria la salute preferendo alla propria) con gran coraggio entrò nella Fortezza, ove il Cattabriga Tiranno, s'assicurava: onde le prime guardie uccise, e gli altri congiurati Cittadini all'acquisto di quella introducendo, alla liberazione di Corinalto s'operò più d'ogni altro; il no-

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