Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/360


Libro Terzo. 137

come nel suo Testamento dispose, fù nella Tomba di Nero, dentro la Chiesa di S. Francesco sepolto; stimando à sommo favore in vita, che doppo morte le sue ossa riposassero con quelle del suo Benefattore congionte


Pier Benedetto Fonti figlio del sopradetto Attilio, e di Cecilia Piccini, fù huomo d i generosi pensieri: Onde con l’ingegno, e con la propria virtù tanta fama appresso i Guelfi acquistossi, che fatto venne Capitano della loro fattione contro i Ghibellini, nel qual’officio mai sempre valorosamente à Nicolò Boscareto suo compatrioto s’oppose; quello per molti Anni della Tirannide fuori di Corinalto tenendo; mà divenuto con l’aiuto di Lodovico Bavaro il suo nemico potente, con lode somma della sua prudenza, egli cesse alla fortuna di quello e con i suoi ritiranosi alle Castella del Territorio, con frequenti scorrerie infiniti danni all’aversario facea. Finalmente ogni giorno più di Boscareto augumentandosi le forze, fù anche astretto cederli i Castelli: Dal quale uscito prestamente con tutti della sua fattione, andà in Mondolfo, & alla Stacciola, ove possedeva de’ suoi beni la miglior parte. L’Anno del Signore 1355. con l’aiuto del Cardinal Egidio Carilla, da Corinalto Boscareto scacciato, tornovvi con molto suo contento ad habitare. S’oppose gagliardamente (benche senza profitto) alla resolutione, che fecero i suoi compatriotti di ribellarsi alla Chiesa, & di darsi di Bernabò in potere. Uscì anch’esso con gli altri quasi dalla Patria ignudo, & ardente mirandola, pianse con amare lagrime l’esterminio di lei. Credesi ch’egli fosse quel saggio Cittadino nomato nell’historia, che persuadè i più vili della plebe Corinaltese, già disposti come disperati vole morire, alla fuga, & al desiderio di altrove la cadente Patria riedificare: come anche si tiene fosse uno di quelli, che impetrarono da Urbano Quinto il perdono al popolo disperso, e co’l favore de i Malatesti desse alla riedificazione di Corinalto principio. Si mutò in questo generoso Capitano il cognome di Casa Fonti; però che, quantunque egli fosse di valore Gigante, assai picciolo era di corpo, e dalla sua picciola statura, communemente venne Fontini chiamato, e di tal cognome tutti gli suoi discendenti s’appellarono poscia. Lasciò heredi Girolamo, e Francesco suoi figli, i quali non deviarono punto dal sentiero paterno, & in tutte le loro attioni honorate, mostrarono essere di si ricco Fonte abondanti rivoli. Quanto sin’hora di questi huomini famosi s’è detto, hò visto in un legalizato processo dell’Anno 1577. per le provanze della nobiltà di questa Casa, fatto ad istanza di Pandolfo, & di Livio Fontini: che il seguente Anno da Emanuel Filiberto nel Piemonte presero l’habito di S. Mauritio, e Lazaro, il quale appresso i principali di quella Casa conservasi

Nicolò