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introduzione 93

non parlano dell’opera, di Salvio Giuliano come di un Codice, che ponesse fine agli Editti dei Pretori; è incontrastabile che eziandio dopo quell’epoca i Pretori seguitarono a pubblicare Editti, e modificarono in qualche parte il Diritto Pretorio (Vedi Gajo I. 6 -. Ulp. fr. 7 -. 9. Dig. De Iurisdict, II, 1. Marcellus fr. 3. Dig. De conjugend. Cum emancip, XXXVII, 8 etc. etc.) È rimasto fuori di questione che il nome di Editto Perpetuo si dava all’Editto, in contrapposto allo Editto Repentino, e non già in contrapposto all’Editto annuo, che anzi l’Editto annuo chiamavasi anche perpetuo. Fu dunque esagerata la importanza del lavoro di Salvio Giuliano, e la parte presavi dall’Imperatore Adriano. È molto probabile, che il Giureconsulto in discorso, facesse quel suo lavoro sotto gli auspicj dell’Imperatore, glielo dedicasse, e che con un Senatusconsulto l’Imperatore ordinasse ai 4 Consolari, dei 4 distretti nei quali aveva diviso l’Italia, di conformarsi all’Editto riordinato. Ma non per questo si ha da credere, che venisse tolto ai Pretori in modo assoluto l’Ius edicendi per l’avvenire. Se non chè è da ritenere, che per la decadenza di tutte le Magitirature Repubblicane, e così anche della Pretura, e per rispetto alla volontà Imperiale, i Pretori non introducessero senza il consenso dello Imperatore, delle modificazioni importanti nell’Editto, dopo che Adriano ebbe approvato il riordinamento fattone da Salvio Giuliano. Così si spiega perchè l’Editto di Salvio Giuliano servisse senza notevoli cambiamenti, ai Pretori successivi, ed ai Commenti dei Giureconsulti; ed il suo testo fosse poi inserito nelle Pandette (fr. I. Dig. III, 2.). Salvio Giuliano commentò l’Editto, e dopo di lui scrissero sullo stesso argomento Viviano, Pomponio (83 libri), Ulpiano, (83 libri); Paolo, (83 libri); Furio Antiano, (5 libri), Saturnino; Gajo nelle sue due opere ad ed. præt. urb. e ad ed. provin. Dei più celebri Commenti dall’Editto esistono alcuni estratti nelle Pandette; grazie a questi si è potuto ritrovare l’ordino dei libri e dei titoli, che era quello della legge Decemvirale. Molti tentarono di riporre insieme l’Editto, con gli