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introduzione 85


e) I Præfecti ærarii ebbero l’amministrazione dell’erario, ed una certa giurisdizione negli affari che vi si riferivano. L’Erario, o tesoro dello Stato, ai tempi di Augusto era distinto dal Fisco, tesoro particolare dell’Imperatore, nel quale celavano i tributi delle provincie affidate alla sua amministrazione, i doni offerti dalle città, le penali pagate dai frodatori delle gabelle, i beni vacanti, e generalmente i beni dei condannati (bona damnatorum). Dall’erario dello Stato era pure distinto l’ærarium militare, cassa speciale dell’esercito, ricca per molte entrate. Ma sotto gli Imperatori successivi, non poche delle contribuzioni che prima andavano all’erario, furono attribuite al fisco; l’erario fu amministrato dal Principe; talchè le differenze fra le tre casse ora ricordate, sparì ed il fisco assorbì tutto.

§. 130. Le Magistrature, che per l’innanzi erano state sempre gratuite, furono dall’accorta politica di Augusto retribuite con un salario. Era antico costume dei Magistrati di circondarsi di persone illuminate, che consultavano negli affari di maggiore rilievo, e nei quali i lumi del Giureconsulto più specialmente si addimandavano. Questo costume fu tradotto in legge, divenne vera Magistratura l’ufficio prima gratuito e tutto volontario di Consigliere, e presso tutti i Magistrati Imperiali, fu istituito un Consiglio permanente e salariato (Consilium Adsessorum).

§. 131. L’Imperatore ebbe pure un simile Consiglio; Adriano lo fece permanente, e fu detto Consistorium Principis. Divenne una Corte di appello sì civile come criminale, presieduta dal Prefetto del pretorio. Dei suoi Decreti, proferiti talvolta sotto la presidenza degli Imperatori, molti occorrono nelle Pandette. Ancora radunata in Consulta di Stato, fu dagli Imperatori incaricata di formulare i loro ordini (Constitutiones).

§. 132. Lo Impero era diviso in tre parti: Roma, l’Italia e le Provincie. Roma ne era il centro, e si può dire che rappresentasse lo Stato; i veri cittadini erano cittadini di Roma, il Senato di Roma era il Senato dell’Impero, come i Magistrati di lei non municipali, ma imperiali consideravansi.