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100 introduzione


4.° Dei Commentarj alle opere di altri Giureconsulti, come ad Sabinum, ad Papinianum etc.

5.° Delle Monografìe, ossia trattati speciali su qualche Legge, su qualche Senatusconsulto, o su qualche particolare Istituzione, Libri Singulares, de dotibus, de fidei commissis, de ofcio judicis, ad Senatusconsultum Vellejanum, ad legem Corneliam de Falsis etc.

6.° Delle raccolte di Decisioni e Consultazioni: Libri responsorum, epistolæ decretorum libri etc.

7.° Delle opere di controversia. Libri differentiarum rerum.

8.° Finalmente opere varie, come Aureorum, Quotidianæ Membranæ etc.

§. 151. Noi ci limiteremo a ricordare i più conosciuti fra i Giureconsulti Romani di questo periodo, scegliendo fra questi, coloro dei quali qualche notizia biografica è giunta fino a noi. Ricordare tutti quelli il cui nome ci è conosciuto, sarebbe opera troppo lunga e tediosa. Infatti, non sono meno di 120. Di 39 abbiamo dei frammenti, e di 81 soltanto delle citazioni. Fra questi 81, di 28, Pomponio si limita a riferire il nome nella breve istoria, che ci somministra del Diritto Romano, (fr. 2. Dig. de Origine juris 1. 2.). Sul terminare della Repubblica il più famoso Giureconsulto era Servio Sulpizio, amico di Cicerone. Il sommo oratore scrive, che Servio Sulpizio fu il primo ad inalzare il Diritto alla dignità di Scienza, onde pare che a lui si debba l’ordinamento scientifico, che occorre nel Diritto Romano. Egli fu discepolo di Aquilio Gallo, del quale ci rimane una formula di quietanza generale, di cui dovremo parlare: la Stipulatio Aquiliana. Servio Sulpizio fu da prima oratore, poi conoscendo che diceva il vero Q. Mucio, quando trovatolo lento ad intendere un suo responso, esclamava: turpe esse patricio et nobili et causas oranti, jus in quo versaretur, ignorare, si diede tutto allo studio del Diritto, e vi riuscì eccellente. Egli scrisse molti volumi (circa 180) che si veggono citati dai Giureconsulti posteriori. È ricordato molte volte nelle Pandette. Ebbe a discepoli quella plejade di illustri Giureconsulti, che rifulgevano sotto il regno di Augusto, come Aufidio, Ofi-