Pagina:Issel sulla ostreicoltura in francia e in italia.djvu/13


13

la natura dei fondi) destinate a preservare il piano stesso dal contatto della melma o delle piante. Quattro pietre sufficientemente pesanti, collocate ai quattro angoli, servirebbero ad equilibrare e a far sommergere l’apparecchio, il quale si salperebbe, all’occorrenza, mediante un cavo d’erba, assicurato col mezzo di quattro cordicelle ai quattro angoli del piano, e legato ad un segnale galleggiante coll’estremità opposta.

Distribuite le ostriche madri sul piano orizzontale, i loro embrioni, incontrandosi naturalmente nei rami e nei minuscoli delle fascine, vi aderirebbero originando poscia una numerosa colonia di molluschi.

Acciocché riuscisse concludente, consiglierei di eseguire la prova con un centinaio d’apparecchi, ciascuno dei quali sarebbe munito di una ventina di ostriche madri.

L’esperienza sola può chiarire se e fino a qual segno il sistema proposto sia attuabile con vantaggio, come pure se richieda grave dispendio di sorveglianza.

Mi sembra utile di richiamar l'attenzione di coloro che bramassero introdurre l’allevamento delle ostriche, anche sui costumi e sulle attitudini delle varie specie che popolano il nostro mare.

Premetto che vivono nel Mediterraneo non meno di sei o sette specie di ostriche, la cui sinonimia è assai intricata e la cui distribuzione geografica è ancora imperfettamente nota. È probabile che alcune di esse sieno varietà locali o mutazioni di altre. Intanto anche su questo punto vi è uno studio da compiere.

Le specie meglio conosciute sono: l’Ostrea edulis, che alligna sulle coste della Corsica e della Sardegna, a Napoli, nel Fusaro, a Taranto e nell’Adriatico, l’Ostrea plicata, che abbonda nelle coste della Liguria e della Toscana; l’Ostrea fornellosa (considerala da taluni come varietà dell’edulis), propria alla Liguria, al Tirreno e certamente ad altri punti del litorale italiano; l’Ostrea cristata, essa pure piuttosto diffusa nel Mediterraneo e che vari autori uniscono alla lamellosa'; l’Ostrea cochlear che trovasi nei mari di Sardegna e dell’Italia meridionale.

L’Ostrea edulis sì attacca indifferentemente alle pietre ed al legno, la plicata soltanto alla roccia; entrambe vivono di preferenza nei bassi fondi, e perfino sopra il livello delle basse maree, ma alla prima piacciono le acque un po’ salmastre, alla seconda invece quelle che sono perfettamente salse; di più questa predilige le località alquanto battute dal mare.

All’Ostrea cristata ed alla lamellosa si confanno i fondi un po’ melmosi e non troppo bassi; talvolta esse aderiscono alle radici di zostera e ad altri corpi marini, tal’altra sono libere.

L’Ostrea cochlear sta d’ordinario in acque profondissime e vive fissala ai fondi coralligeni.

L’Ostrea hippopus (Lamarck) si considera da quasi tutti gli autori come l’Ostrea edulis invecchiata. L’Ostrea Cirnusii (Payraudeau) dello stagno di Diana