Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/56


— 47 —

dell’imperadore Ludovico II. Costui sulle prime parve alquanto irresoluto per la memoria del tradimento dei capuani, ma quando all’invito di Adelgiso si aggiunsero le preghiere del papa Niccolò, egli non esitò punto a calare la terza volta in Italia.

E dopo aver chiesto l’aiuto di Lotario re di Lorena, il quale gli mandò non poche schiere, trasse con un numeroso esercito in Puglia a combattere i saraceni, da cui fu rotto in una prima battaglia, ma che poi disfece compiutamente, occupando tutti i loro alloggiamenti; e infine si attendò sotto le mura di Bari, impedendo agli assediati qualsivoglia soccorso, vuoi per via di terra, vuoi dalla parte del mare. Allora, per astringere l’imperadore a levare l’assedio, trassero con molte schiere a difesa della città tre valenti capitani saraceni, e appiccarono battaglia con gli imperiali; ma questi pugnarono con tanto ardire da uccidere i tre capitani, e riportarono sui saraceni una così segnalata vittoria che delle tante squadre nemiche pochi soldati appena potettero trovare scampo con la fuga. Indi gli imperiali presero d’assalto Matera, città che era stata assai ben munita dai mori, e proseguirono alacremente l’assedio di Bari, che si protrasse per oltre quattro anni, sinché i saraceni, non potendo più tenere la città per totale mancanza di vettovaglie, si arresero a discrezione, e l’imperadore fece trucidare tutti i saraceni, facendo grazia della vita ai soli Suadan, Annoso e Adelbac loro capitani, e restituì la città al principe di Benevento, che avea preso parte a quella campagna. E dopo avere conquistate altre città minori che gli si erano dichiarate avverse, e debellato ogni altro suo nemico, tornò glorioso in Benevento, ove, reputandosi sicuro, rimandò in Francia l’armata.

Ludovico, durante la sua non breve dimora in Benevento, ebbe a stupire della floridezza e coltura d’una sì illustre città, poiché in quel secolo Benevento in fatto di lettere e di scienze era noverata a dritto tra le prime città d’Italia (Borgia). L’anonimo salernitano fa menzione di un tale Ilderigo, monaco cassinese, di cui riporta alcuni versi,