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duca di Benevento, ma al fanciullo Garibaldo, natogli dalla sorella del re Bertarido che avea tolta in isposa.

Però Bertarido venuto a conoscere che il suo nome era tuttora riverito e caro a tutto il popolo longobardo, stimò bene di trarne profitto, e insieme al figlio si diresse verso l’Italia, ove trovò assai favore fra i longobardi, i quali, deposto Garibaldo, lo riassunsero al trono, come legittimo signore. Egli governò lungamente lo Stato con fama di pio, di giusto e di liberale, edificando chiese, e stringendo parentadi con chi volea bandirlo dal regno, e con lo stesso duca di Benevento malgrado che gli si fosse dichiarato avverso.


CAPITOLO IV.


Romoaldo, dopo la morte del suo illustre genitore, si mantenne del tutto indipendente dal re longobardo, e solo, a render durevole il buono accordo con esso, gli mandò liberi la moglie Rodalinda e il figlio, e dopo non molto tempo diede in moglie al suo primonato la figlia di Bertarido, Vigilanda. Romoaldo regnò ancora sedici anni (671-687) e diede prova di essere dotato della stessa energia di carattere che rese grande il suo padre Grimoaldo. Egli trasse profitto dalle sventure che travagliavano l’impero greco sotto Costantino per la irruzione degli Arabi, che tennero stretta di assedio la stessa Costantinopoli per il corso di sette anni; e, a rivalersi delle perdite subite nella gloriosa campagna contro l’imperadore Costante, invase l’un dopo l’altro tutti i possedimenti greci dell’Italia meridionale, e gli venne dato di conquistarne la massima parte. Laonde Taranto, Brindisi, e quasi tutte le città dell’antica Calabria, non mai soggiogate dai longobardi, furono aggiunte al ducato precisamente nel tempo (677) in cui l’imperadore conchiuse quella stabile pace che, a detta degli stessi scrittori greci, addusse la quiete anche nelle parti occidentali dell’Impero. Ma il governo di questo duca più che per le gesta militari è celebrato per la restaurazione della religione cattoli-