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lissima favola storiata in basso rilievo, e murata nel cortile del palagio arcivescovile, che non posso trasandare di descrivere.

È la Dea assisa in una sedia con le braccia ignude, vestita di larga gonna, e ha sul capo un velo che pende a man destra, mentre un’ancella, similmente vestita, presso l’omero sinistro di Venere, con le mani posate sul dosso della sedia, è intenta ad udire ciò che questa le dice. Ha Venere la mano dritta sul seno, l’altra posata sul sinistro ginocchio, e i piedi sur uno sgabello. Ha da un lato Cupido, del tutto ignudo, e colle gambe incrociate; e all’altro suo lato è sculta una donzella colla faccia volta a un giovine che presso una porta si tien ritto, interamente ignudo, fuorché l’omero sinistro, e che ha la mano destra levata in alto, e nella sinistra un dardo. Ai suoi piedi è un veltro, e in questo punto il quadro è diviso da un pilastro. Indi segue Adone, montato su un palafreno, che corre a investire un cinghiale, ed è rattenuto da un giovine, vestito d’armi bianche, e con coturno ai piedi; e a mano sinistra è un altro destriere che corre alla volta di un palafreniere di Adone, sotto di cui è sculto un molosso armato di un collare di ferro nell’attitudine di voler lanciarsi contro il cinghiale.

Diversi storici municipali, tra i quali ultimamente il Zigarelli di Avellino, giudicarono che un tal basso rilievo ritragga la caccia di Meleagro, narrata con tanta eleganza dal Boccaccio, e da ciò trassero un altro argomento per avvalorare l’antica tradizione che ascrive a Diomede la fondazione di Benevento; ma i più autorevoli archeologi, che tolsero a studiare il descritto basso rilievo, han già confutato con invincibili argomenti una sì falsa opinione.

I beneventani, dopo le guerre Sannite, adottarono man mano la religione dei vincitori, e s’inchinarono

«Al culto degli Dei falsi e bugiardi».

Ma più che di altre deità abbondavano in Benevento le memorie di Ercole, ed esistono ancora le reliquie di un antico tempio di Ercole costrutto poco lungi dal fiume Calore,