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nelle lagrime mi mandava con la mano le salutazioni di quell’addio. Oh come l’idea dell’antitesi di questi due stati rapivami l’anima! Passando finalmente vicino al padiglione, udii modularsi tuoni di voce femminile; è il canto mi riguardava, ed erano invocazioni al mio cuore tanto patenti, ch’io non potea intorno a ciò prendere equivoco. Prima di pensarlo, sentii che era questa la voce di Bianca. Mi fermai un istante per dar tregua alla soave agitazione che s’impossessò di tutto me stesso; e paventando i pericoli di un troppo subitaneo sorprenderla, salii pian piano i gradini del padiglione. Aperta era la porta. Trovai Bianca seduta ad una tavola, nè potea ella vedermi perchè stavano volte a me le sue spalle. Continuava ella gorgheggiando una mesta soave arietta, e disegnava ad un tempo. Bastò un’occhiata ad istruirmi ch’ella copiava in quel punto uno dei miei lavori. Stetti fisandola per un istante tutto compreso di un delizioso tumulto d’affetti. Fece pausa al canto, cui segui un profondo sospiro, poco men che un singulto. Non potei rattenermi più a lungo. «Bianca», esclamai con accento pressochè soffocato. All’udir questo suono di voce la donna del mio cuore tutta si scosse; mandò addietro le anella di capelli che le coprivano il volto; lanciò uno sguardo su me; mise un acuto grido, e sarebbe caduta a terra se io non la ricevea fra le mie braccia.

«Branca! mia Bianca!» esclamai, stringendola contro il mio petto, e con la voce soffocata dai singulti di convulsa gioia. Ella posava priva di senso e moto fra le mie braccia; Intanto io, venuto in timore su gli effetti dell’essermi troppo affrettato, sapeva appena a qual partito appigliarmi. Provai mille carezzevoli parole a fine di richiamarla a se stessa. Lentamente in fine si riebbe, e cogli occhi socchiusi: «Ove son io?» languidamente bisbigliò. «Qui (esclamai, serrandola con maggior forza al mio seno). Qui; stretta al cuor che vi adora, tra le braccia del vostro fedele Ottavio». «Oh no, no, no! (gridò ridestatasi con subitaneo impeto