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Pagina:Irving - Lo straniero misterioso (1826).djvu/14

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sapesse partirne sino a notte ben avanzata. Desiderò finalmente avere comune meco anche il tetto; nè domandava meglio di potere, sempre che non mi desse aggravio, passar le ore continuamente al mio fianco. Nè tutto ciò, a quanto appariva, perchè egli ritraesse della mia società uno straordinario diletto, ma piuttosto perchè lo scopo ardente d’ogni sua brama era la vicinanza d’un ente umano che gli fosse affezionato. «Spesse volte (egli dicea) ho udito parlare della sincerità degl’Inglesi. Ringrazio Dio per avere finalmente fra questi trovato un amico».

Non per questo mostrò mai volersi giovare della mia amicizia, che al mero scopo di essere sicuro in me di un compagno. Egli non cercò mai aprirmi il suo cuore, entro cui parea si fosse posto stabilmente un dì que’ rodenti cordogli che non trovano sollievo nè dal tacere nè dal parlare.

Una divorante malinconia straziavane l’animo, e parea gli inaridisse perfino il sangue entro le vene. Non era questa, no, una placida malinconia, una infermità di cuore del comune genere, ma una mortale agonia che andava estinguendo in lui ogni fonte di vita. Io m’accorgea talvolta che la sua bocca era arsiccia e di febbricitante; ansava, anzichè respirare; gli occhi carichi di sangue; pallide e livide le guance, a quando a quando listate da striscie d’un rosso languido, infausto splendore dell’incendio che gli consumava le viscere. Quando il mio braccio univasi al suo, dando in moti convulsivi, se lo premeva al seno; parea che le sue mani involontariamente vi si attaccassero; un sudor freddo gli trascorrea per tutte le membra.

Io mi provava a ragionare seco lui intorno a questa malinconia, e avrei pur voluto trar fuori dal suo labbro qual ne fosse l’origine. Rifuggiva egli dal farmi qualunque confidenza a tale proposito. «Non cercate sapere donde derivi (egli dicea): sapendolo, non potreste alleggerirla, e nol vorreste nemmeno. Al contrario perderei la vostra amicizia; e questa... (Così dicendo mi premea, posseduto