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furono colpiti dalla fiera probabilità; poichè avvenimenti di tal natura estremamente, comuni sono in Germania, come ne rendono ampia testimonianza le moltissime storie che se ne hanno, bene autenticate.

Che miseranda condizione non era mai quella del povero barone! Qual doloroso dilemma per un tenero padre, e per un ultimo membro della grande famiglia di Katzenellenbogen! L’unica sua figliuola o stata era rapita per ridurla vivente al sepolcro, o era egli per avere a genero un qualche demone dei boschi, e forse forse un branco di folletti per nipoti. Secondo il solito, ne rimase intieramente soprafatto, e tutto il castello in disperazione. Fu ordinato agli uomini di salire a cavallo, e scorrere ogni via, ogni sentiero, ogni macchia dell’Odenwald. Il barone medesimo s’era già posti gli stivali da groppa, e, cinta la spada, stava per montare sul suo Veloce per sortire anch’egli all’incerta ricerca, quando una muova apparizione sopraggiunse ad arrestarlo. S’era veduta avvicinarsi al castello una dama, montata sur un pallafreno, e accompagnata da un cavaliere. Venne galloppando alla porta, balzò di sella, e cadendo a piedi del barone, ne abbracciava le ginocchia. Era la smarrita figliuola col suo compagno — il fantasima sposo! Rimase attonito il barone: guatava la figlia, quindi il fantasima, e quasi dubitava della testimonianza de’ suoi propri sensi. Quegli poi, il cavaliere, avea maravigliosamente migliorato nell’aspetto da poi della sua visita al mondo degli spiriti. Splendidi n’erano gli abiti, ed abbellivano una nobile figura d’atletica simmetria: non più pallido nè malinconico, il suo bel volto colorivasi del fuoco della gioventù la gioja brillava in que’ suoi grand’occhi neri vivacissimi.

Fu presto chiarito il mistero. Il cavaliere (perchè, in verità, che dovete esservi oramai accorti, ch’egli non era altrimenti un fantasima) il cavaliere si annunciò per Ermanno Von Starkenfaust. Narrò l’avventura del giovane conte. Disse come si era affrettato al castello per recarvi le dolen-