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testò la zia che non avrebbe mai più dormito in quella stanza; la nipote, per la prima volta: disubbidiente, protestò invece con altrettanta forza che non avrebbe dormito in alcun’altra del castello: conseguenza ne fu ch’ebbe a dormir sola: ma trasse dalla sua zia la promessa di non raccontare la storia del fantasima se pure negarle non voleva l’unico melanconico piacere a lei rimasto sopra la terra — quello d’abitare la stanza su cui l’ombra custode dell’amante diletto faceva le notturne sue vigilie.

Quanto a lungo la buona vecchia mantenesse la sua promessa, è cosa incerta, poichè amava essa caramente il parlare di maraviglie, ed avvi una specie di trionfo nell’essere il primo a raccontare una storia spaventosa. Si cita però tuttavia nei dintorni, sì come esempio memorabile di femminina segretezza, che tenne in se la faccenda per un’intiera settimana, al capo della quale fu essa d’improvviso disciolta da ogni ulteriore riserva per la nuova recata una mattina alla tavola della colazione, che la giovane damina più non si trovava. Vuota era la sua stanza — sul letto non avea dormito — era aperta la finestra, e l’ucello volato via!

La maraviglia e l’interesse con cui ricevuta fu la nuova, può solo immaginarsi da coloro che stati sono testimoni dell’agitazione che le disgrazie d’un grande cagionano fra i suoi amici; perfino i poveri parenti avean dato un momento di triegua agli indefessi lavori del tagliere: ma finalmente la zia, rimasta alla prima senza parola, storcendosi le mani, gridò: “Il fantasima! il fantasima! è stato certo il fantasima che l’ha portata via”!

Raccontò in brevi parole la tremenda scena del giardino, e conchiuse che dovea il fantasima essersi portata via la sua sposa. Due de’ domestici corroborarono la opinione deperendo che udito avevano lo scalpitar del cavallo giù per la montagna verso la mezzanotte, e dubbio non avevano che stato non fosse il fantasima, il quale sul suo destriero nero se la portava con seco nella tomba. Tutti i presenti