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egli ad alzarsi dalla sedia, facendosi più grande e via via più grande, finchè all’occhio estatico del barone pareva che torreggiasse gigante. Nel momento che terminò la narrazione, trasse un profondo sospiro e prese solenne congedo dalla brigata. Rimasero tutti stupefatti: il barone all’intutto come percosso dal fulmine.

“E che! lasciare il castello a mezzanotte! Perchè! ogni cosa era preparata pel suo ricevimento; presta era una stanza per lui ove gli piacesse di ritirarsi”.

Scosse lo straniero la testa, lugubre e misterioso; “È forza che riposi il capo in stanza ben diversa questa notte!”

V’era un certo che in codesta risposta e nel tuono in cui fu pronunciata, che fece mancare il cuore al povero barone; ma raccolse egli le forze, e ripetè le ospitali sue istanze.

Lo straniero crollava la testa in silenzio, ma positivamente, ad ogni proferta; e in fine, dando co’ cenni un addio agli astanti, uscì lentamente fuor della sala. Le zie zitelle assolutamente petrificate — la sposa abbassava la testa, ed una lagrima le cadde nascosta dagli occhi.

Il barone seguì lo straniero fino alla gran corte del castello, ove il nero corridore l’attendeva battendo il suolo e sbuffando per impazienza. — Giunti che furono alla porta, la cui profonda arcata illuminava un affumicato lanternone, fermossi lo straniero e addrizzandosi al barone in cupo tuono di voce, dalle volte soprastanti reso vieppiù sepolcrale:

“Ora che siam soli,” gli disse, “vi parteciperò la ragione del mio partire. Ho un solenne, indispensabile impegno —”

“Ebbene,” rispose il barone, “non potreste mandare alcuno in vece vostra?”

“Non si ammettono sostituti — bisogna che il tenga in persona — bisogna che mi sia alla cattedrale di Wurtzburgo —”

“Sì,” replicò il barone, prendendo fiato, “ma non