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detto alla propria tavola, e servito con l’accompagnatura d’un vino vecchio elettrizzante, diventa irresistibile. Molte buone cose furon dette da’ più poveri e sottili ingegni, che non meriterieno d’esser ripetute fuorchè in simili occasioni; molti discorsi equivoci si tennero all’orecchio delle signore da metterle quasi in convulsione per la fatica di sopprimere le risa, ed una canzone o due, mugghiate da un povero ma giubilante cugino del barone, di faccia rotonda, ebbero a far giuocare alle zie zitelle il ventaglio riparatore.

In mezzo a tanta baldoria, l’ospite straniero mantenne singolarissima ed inopportunissima gravità. Prese il suo volto un più profondo getto di abbattimento siccome avvanzava la sera; e per quanto strano e’ possa comparire, gli stessi scherzi del barone parea non valessero ad altro che a renderlo viemaggiormente melanconico. Talvolta era immerso in meditazioni; tal altra un torvo ed irrequieto vagare dell’occhio mostrava un’anima sì, ma un’anima in grandissima perturbazione. Il suo colloquio con la sposa divenne di più in più fervente e misterioso: tetre nubi cominciarono a spargersi sulla bella serenità del ciglio di lei e a scorrerle de’ tremori pel dilicato suo corpicino.

Non potè tutto ciò sfuggire le osservazioni dei circostanti. L’allegria ne rimase agghiadata per l’inintelligibile tristezza dello sposo; infetti ne furono tutti gli spiriti; cambiavansi bisbigli ed occhiate, e chi stringeasi nelle spalle, e chi scuoteva equivocamente la testa. Il canto e le risa divennero sempre meno frequenti; v’erano lacune spaventevoli nella conversazione che furono alla fine succedute da fieri racconti e da leggende soprannaturali. Una terribile istoria ne produceva un’altra ancor più terribile, ed il barone spaventò fin quasi all’isterismo alcuna delle signore con quella del folletto a cavallo che si portò via la bella Leonora; terribilissima storia ma vera, che posta poi in ottimi versi, si legge e si crede dall’universo mondo.

Ascoltò lo sposo codesto racconto con attenzione infinita. Teneva gli occhi costantemente fissi nel barone, e come il discorso procedeva alla sua conclusione incominciò