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estremità, essa è ornata, sopra un legno secco ma facile a lavorarsi, di linee tracciate con un chiodo: circoli concentrici, semicerchi, un grande fiore in mezzo; sui lati delle strisce combinate che possono o no formare delle altre stelle. È il tron, il trono, il cui nome proviene senza dubbio dalla più remota antichità.

Per le stoviglie — si dice ancora vas, e il termine è generico; ma il nome specifico del vasellame di cucina, derivato dallo slavone, è: blide, singoiare — blid (il fabbricante che lavorava nelle radure dei boschi si chiama anch’egli blidar) — si usa un mobile speciale, su cui converge tutta la preoccupazione artistica dell’artista contadino: il blidar. Le semplici tavole laterali, poste nel senso della larghezza, senza rivestimento nella parte posteriore, perchè si appoggia sulla parete, sono decorate nel modo più ricco. Traforate, ornate di foglie stilizzate, lavorate col chiodo in modo complicatissimo, esse presentano talora delle specie di scudi con cerchi, e poi croci, formule di serpenti protettori, quadrati punteggiati. Gli stessi artigiani innalzano le croci delle strade maestre, che talvolta furono altari campestri, le cruci o troițe, le «trinità» (1), formate da una o da due branche parallele collegate da una fascia trasversale, o da tre che divergono dalla base, ornate di disegni dall’ingenua colorazione, che talora rappresentano in incavo Adamo ed Eva, la Vergine, il Cristo sulla croce, santi, etc., percorse da linee trasversali di colore, come i grembiuli delle contadine, e talora coperte da un tetto simile a quello che s’innalza al disopra dei portoni. Possono anche avere un uccello sulla cima, e in fatto di sculture hanno sopra tutto quei circoli, quelle stelle, che sono, come dicemmo, l’unica decorazione dei «troni», accanto a degli zig-zag, a delle punteggiature. Talora vi sono parecchie croci riunite, chiuse come

  1. Le croci di pietra, più semplici, sono opera dei costruttori di chiese.