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vestiario è stato trasportato sui mobili, e se n’è fatto persino il fondo della pittura sacra, in Transilvania; i vari tipi di vestiario sono stati mescolati per farne uno solo, carico di tutti gli attributi, di tutte le varianti; si son fabbricati dei mobili con modelli presi alle rocche e ai cucchiai; la semplice ceramica del passato si è trasformata in un labirinto di meandri e di spirali su un fondo di colori violenti. Raccogliendo oggi dei materiali, questi prodotti spurii son quelli che più attirano l’attenzione, ed è possibilissimo che sopravvivano ai modelli puri d’un tempo.

Prendere come base i soli oggetti di incontestabile autenticità, spiegarli nel loro uso e nel loro nome, trovare i caratteri veri e comuni della loro decorazione, confrontare le forme romene fra loro e vederne il rapporto con le forme balcaniche, serbe, bulgare, albanesi, ed anche greche, ricorrere all’etnografia per trovarne l’origine comune, contribuendo così a mettere in luce la grande civiltà artistica di una numerosa e antica nazione misconosciuta — tale è stato lo scopo che ci siamo prefisso in questo lavoro.