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GESSNER ovvero ARONTE


Recitato nell’Accademia degli Affidati in Pavia,
il 15 maggio 1788.



     Presso una fonte, al tramontar del giorno,
Si unîr di Tirsi e di Montan le voci:
Le dolci voci, che qualor congiunte
Gli amor di Filli, o i vanti di Mirone
Cantano al prato, stanno a udir le agnelle
I vanti di Miron, gli amor di Filli.
Tirsi fece l’invito: il sol s’asconde,
E mollissima è l’erba; e fresco il vento
Mosse dal poggio tuo: e quale, o Tirsi.
Prenderanno argomento i versi nostri?
Manda un lugubre siion la mia sampogna.
Quando la tocco; e par che si lamenti.
Aronte è morto. Il ciel lo piange e i venti:
Vivo ogni ninfa, ogni pastor lo sogna.
Tirsi.L’erba s’è fitta amara a la mia greggia;
E lascia il timo e i duri sterpi rode.
È morto Aronte. Aronte chiamar s’ode
Non so qual voce, che nell’antro echeggia.
Mont.Dolcissimo poeta degli amori.
Addio per sempre. Squallide e meschine,
Portan la vesta negra e sparso il crine,
Iride ed Egle, e la Brunetta e Dori.
Tirsi.Cerca la Primavera il suo Poeta;
La Primavera, che sì bella sorge.
Io crederò, se del suo mal s’accorge,
Come gli altri anni, non sarà sì lieta.
Mont.Cangia il lugubre suon, cara sampogna.
Non vuol lagrime Aronte. Il casto vate
Il primo fu che tra i pastor condusse
Su l’armonia de le forate canne,
La tenera pietà, l’intatta fede,
L’amor di grato figlio. Il novo suono
Appreser pronte; e la virtù s’udiro
Oltre Garonna risonar le selve,
Maravigliando. Non piangete, o Ninfe;
Aronte è in cielo, e gli rincresce il pianto.
Suo molle flauto e le forate canne
Ticofilo le tien, ch’elvezj modi

Dolce ripeter feo l’itale selve.