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altre poesie 29

40Visiti in terra col fidato lume,
Che già accese Archimede, e il buon Toscano
Accrebbe di vivissime faville,
Cupole ed archi, e gran palagi e templi,
Ond’ergano sicuri al ciel la fronte:
45Non volgar vanto di volgar fatica.
Fu desso il Ver, che mi si pose a lato,
E in brevi tratti colle franche dita
Segnò le carte di curvate volte;
E più che bronzo, e più che marmo saldo,
50Diè lor d’arcani numeri sostegno.
Ma tuo primo dover, tua prima cura,
Mio libro, sia dov’arde il di più puro,
Visitar d’una Diva il sacro albergo.
L’inclita Lesbia tu vedrai, che, aggiunta
55Quarta alle Grazie e decima alle Muse,
I buon cantor sotto al suo lauro accoglie.
Ivi t’accetteran facili e liete
L’alme cortesi, ed a ben far sol nate,
Pezzoli e Beltramelli, onde orgoglioso
60Tu porti nome sulla fronte impresso.
Tu dietro lor t’avanza, e da vicino
Mira il bel Sole, che l’Orobia illustra,
E sopra le bell’arti amico splende.
Di questo Sol dietro ad un raggio, devi
65L’alpe varcare e la superba Senna
Veder, se saggio e fortunato sei.
Segui la lunga luminosa via,
Dove Lesbia passò, quando le piacque
Per brev’ora lasciar le patrie sponde.
70E colla sua presenza altrui far fede
Della nostra ricchezza. Oh quante volte
Il genio della Diva ancor si gode
Ire e tornar di lei sulle care orme;
Ed auree prose e nuove elette rime
75Versar d’Ausonia e della Gallia in seno!
Tu non aspira ad altro, altro non chiedi
Fuor solo che a’ tuoi giudici severi
Te così dotta e gentil man presenti.