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Canto Quinto


Non mi fèce risposta quell’acerbo,
Ma riguardommi colla testa eretta
3A guisa di leon queto e superbo.

Qual uomo io stava che a scusar s’affretta
Involontaria offesa, e più coll’atto
6Che col disdirsi, umil fa sua disdetta;

E lo spirto parea quei che distratto
Guata un oggetto, e in altro ha l’alma intesa;
9Finchè dal suo pensier sbattuto e ratto

Gridò con voce d’acre bile accesa:
«Oh d’ogni vizio fetida sentina,
12Dormi, Italia imbriaca, e non ti pesa