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rassegnazione, la sua religione mi fa dispetto, alle volte!... Dunque sono cattiva! Ma lasciatemi come sono; non mi inasprite di più se non potete comprendere il veleno che ho nel cuore, nel sangue!

— Tu hai sofferto molto — ribattei con fermezza — ; ma il bene che noi ti vogliamo è più grande d’ogni male che hai patito; il nostro affetto ti guarirà!

Mi fissò di nuovo per un istante. Quella mia fermezza le significava più che speranza una fede sicura; e la meravigliava, la stupiva.

— Non ci comprendiamo più — mormorò.

— Perchè? — le chiesi con forza.

— Oh Sivori; una spiegazione ci farebbe tanto male!

— È necessaria!

— Non ora! non ora! — ripetè con voce dolente, quasi pregando.

E si mosse.

Scendemmo.

A basso, sul punto di partire, volli che Claudio mi promettesse di venire a Molinella.

— Vi voglio là tutti, un giorno.

— Te lo promettiamo — ripeteva Claudio. — Credi non abbia voglia, io, di far un’improvvisata al Biondo e alla sua signora?

Eugenia sorrideva; per lei, che ci verrebbe, garantiva Mino saltandomi al collo.

E Ortensia mi die la mano. Fredda!... Ma nei suoi occhi non era più asprezza; la sua voce fu dolce salutandomi:

— A rivederci, Sivori!